Di Benedetto:”Difendere le risorse idriche è un fatto di civiltà”

di Salvatore Pezzino

“Porre in essere tutte le iniziative utili e necessarie per evitare che vengano concesse, per sfruttamento industriale, ulteriori autorizzazioni di emungimento di acqua dall’Acquifero della Quisquina, dal quale si approvvigionano molti comuni dell’agrigentino e del nisseno.  Oltre a farsi carico di un nuovo studio idrogeologico e geochimico della falda idrica”.

Il destinatario del messaggio è il Presidente della Regione, Raffaele Lombardo. A metterlo in guardia è il deputato all’Ars, Giacomo Di Benedetto, il quale, assieme ad alcuni suoi colleghi di partito, su questa delicata vicenda ha presentato un apposito ordine del giorno. Una presa di posizione, quella assunta dal parlamentare agrigentino del Pd, dettata dal serio e concreto rischio  che la Nestlè Vera Srl, oggi Sanpellegrino Spa, possa ottenere l’ok per l’aumento delle potenzialità di emungimento di altri 10 litri/secondo dai pozzi di Margimuto, che,  in caso di esito positivo della richiesta, si aggiungerebbero ai 10 litri già concessi alla Società. Con una nota, datata 9 gennaio 2012, infatti, l’Assessorato dell’Energia e dei servizi di Pubblica Utilità / Distretto Minerario di Caltanissetta ha trasmesso al Comune di S. Stefano Quisquina l’avviso con cui si notifica che la Multinazionale ha prodotto un’ istanza orientata proprio in questa direzione”.

“L’allarme – evidenzia l’onorevole Di Benedetto – deriva dal fatto che un ulteriore prelevamento rappresenterebbe per le risorse idriche del bacino un pericolo da non sottovalutare in quanto lo studio dei professori Alaimo e Daina, docenti di geochimica e di geologia applicata dell’Università di Palermo, ha delineato uno scenario davvero poco rassicurante. In particolare dimostra che “l’emungimento di una falda idrica attraverso pozzi non è un fatto naturale e lo è ancora meno per questo tipo di falda dell’area intorno a S. Stefano Quisquina che ha la caratteristica di restituire attraverso emissioni naturali tutta l’acqua che riceve per infiltrazioni. In momenti di crisi idrica potrebbero indursi in alcuni punti della falda depressioni non compatibili con il naturale equilibrio invertendo la direzione dei flussi idrici sotterranei e procurando di conseguenza danni irreparabili. Si possono in questi casi, infatti, addirittura occludere le vie di circolazione primarie”.

Ed ancora, facendo leva sempre su questo studio, si evince che “il bacino è unico, che il sistema è deficitario, che la falda idrica si trova in stato di precarietà e quindi è sconsigliabile qualsiasi altro prelevamento o miglioramento delle portate delle attuali emergenze in tutta l’area perché porterebbe ad una ulteriore diminuzione dell’acquifero (…) “Essendo l’acqua una risorsa rinnovabile, per mantenere nelle sorgenti i flussi attuali non bisogna assolutamente incidere sulle riserve con ulteriori prelievi, ma gestire in maniera più opportuna la ricarica”.

“Difendere allora le risorse idriche è un fatto di civiltà. Ed è una battaglia che riguarda tutti – conclude l’onorevole Di Benedetto – perché l’acqua è vita ed abbiamo l’obbligo di rispettare e conservare le risorse naturali per noi e per gli altri che verranno dopo di noi”.

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