Cascio sulle dichiarazioni di Ingroia: “Associare l’Ars alla mafia è una grossa responsabilità morale”

di Redazione

“Mi aspetto un chiarimento sulle dichiarazioni del giudice Ingroia, nell’interesse collettivo e al fine di rispettare la dignità, il decoro ed il buon funzionamento dell’istituzione legislativa dell’Isola che, in quanto tale è un organo di diretta rappresentanza del popolo di Sicilia secondo un sistema elettorale proporzionale con voto di preferenza, che attiene alle regole stesse di democrazia di questo Paese”. Lo dice il Presidente dell’Ars rispondendo all’appello rivolto ieri in Aula dai deputati alla presidenza di Palazzo dei Normanni circa le dichiarazioni del giudice Antonio Ingroia.

Cascio sottolinea: “L’Ars come ogni altro potere frutto dell’articolazione costituzionale, non può essere delegittimata, ma va rispettata di per sé in quanto istituzione; ciò a prescindere da chi siano gli inquilini attuali di Palazzo dei Normanni”.

“Il procuratore aggiunto di Palermo – rimarca  Cascio – non è un uomo qualunque che può sedersi al bar e sparare nel mucchio, ma è un uomo che per ciò che è e ciò che fa quando dice delle cose esse hanno, come peraltro è giusto che sia, un peso ben preciso sull’opinione pubblica e le sue parole, solo perché sue, sono sufficienti, in qualsiasi sede siano esternate, a generare sospetti che, se fondati su dati oggettivi, di cui si presuppone egli diversamente da noi conosce, trovano la piena collaborazione della presidenza e del Parlamento, ma se invece non sono rapportati a persone precise e fatti oggettivi non fanno l’interesse di nessuno e rischiano solo di provocare o alimentare tensioni sociali e delegittimare l’istituzione e la sua funzione che, ricordo a me stesso, è presidio di garanzia dei meccanismi di democrazia”.

“La Presidenza dell’Ars – aggiunge Cascio -  intende dedicare massima attenzione alla questione, perché si presuppone che quando parla il procuratore aggiunto di Palermo egli lo faccia con cognizione di causa e con l’equilibrio e la serenità che un giudice antimafia dovrebbe avere sempre. Quindi sarebbe opportuno che il dottore Ingroia chiarisca a chi faceva riferimento nelle sue dichiarazioni. Diversamente un’affermazione di questo tipo lascerebbe  molto perplessi”.

“Associare la politica alla mafia – afferma Cascio – e associare l’Ars alla mafia in modo generalizzato è una grossa responsabilità morale soprattutto quando si rivestono certi ruoli. Più ancora di me il giudice Ingroia sa che la responsabilità penale è personale, quindi o ci sono nomi precisi o, diversamente, si rischia di imboccare una strada pericolosa verso la delegittimazione delle istituzioni, che oggi si abbatte sull’Ars e domani potrebbe indirettamente costituire un alibi per il disordine generale, portare a derive giustizialiste e autorizzare indirettamente ciascuno a colpire con cecità qualsiasi istituzione democratica e dunque il sistema nella sua globalità”.

“Auspico – conclude Cascio – dunque nell’interesse di tutti che se quei nomi ci sono si facciano e se non ci sono si rifletta attentamente sugli effetti delle proprie parole, perché le parole hanno un peso e ne hanno di più se a farle sono soggetti qualificati a sapere e a conoscere”.

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