Chiamati al recupero di valori semplici’

di (vedi sotto)

“Consapevolezza e corresponsabilità”: queste due parole sintetizzano lo stato d’animo di tanti italiani . Consapevolezza di un tempo che va ormai finendo: il tempo in cui abbiamo vissuto al di sopra delle possibilità offerte dal nostro debito pubblico. Corresponsabilità, perché le vicende politico-economiche nazionali, europee e globali ci hanno svelato quanto ogni soluzione parta dalla coscienza della persona, dalla sua capacità morale e civile di anteporre il bene comune al bene individuale.
Grandi sacrifici si stanno accumulando, e probabilmente ancora si accumuleranno, sulle spalle di diverse generazioni adulte, nella speranza che ciò possa tangibilmente contribuire alle prospettive di futuro dei giovani, i quali, finora, hanno a loro volta già pagato prezzi molto salati”. I sacrifici, infatti, “ci appaiono in tutta la loro severità perché per molti anni la pratica del rinvio, alimentata da pulsioni elettorali, pressioni lobbistiche e strenue difese dello status quo, ha di fatto addensato l’intera gamma delle riforme da attuare in un arco ristrettissimo di tempo, quello che stiamo vivendo.
Diverso sarebbe stato se una classe dirigente responsabile, in grado di educare i cittadini a scelte che riguardano il domani e non l’oggi, avesse tempestivamente guidato l’Italia fuori dalla spirale di un debito più grande della ricchezza prodotta. Diverso sarebbe stato se con maggiore vigore avessimo superato l’appartenenza puramente strumentale ad un’Europa intesa solo in senso economico-commerciale, perseverando invece nel profetico progetto di donare alla famiglia umana un continente che fosse unito dal punto di vista politico, nei valori, nella difesa e promozione della pace e di uno sviluppo equo e sostenibile sempre facendo dialogare le differenze.
Questo è il tempo favorevole per seminare quella “vita buona del Vangelo” che reclama da noi coscienza, fedeltà, amore per la vita, legalità, partecipazione, senso del bene comune, solidarietà. Se tutti sapremo essere più formati e informati, meno sensibili a propagande illusorie e scevre di spessore culturale e valoriale, se sapremo uscire da quel circolo vizioso che ha il suo retroterra nell’individualismo e la sua espressione politica nel localismo, se sapremo acquisire vere competenze sulla vita delle città, del Paese e del mondo, allora consegneremo a noi stessi una chance in più per riappropriarci del nostro futuro.
In questo momento tanti sono i punti interrogativi. Temiamo di dover affrontare altri sacrifici, temiamo per i nostri risparmi, abbiamo di fronte un quadro politico incerto e che sembra annunciare importanti scossoni rispetto al bipolarismo cui ci siamo abituati negli ultimi anni. Scossoni completati da un risveglio delle forze estreme con una chiave localistica e ideologica ancora più cruda. Ma non conosciamo l’approdo reale, ed è questo un fattore che inquieta.
I cattolici come forza viva del Paese possono collaborare nella politica, nell’economia, nel diritto, nelle scienze, nella cultura, nelle tecnologie con lo stile di chi unisce e non divide, di chi cerca ostinatamente un progetto comune e non un progetto di parte, con lo stile di chi sa vivere un’unità sostanziale, prima di tutto di ordine spirituale: un’unità che primariamente aiuterà il Paese a ritrovare forze morali e competenze per rialzarsi.
La grave crisi dei mercati finanziari, probabilmente, deve ancora dispiegare parte dei suoi effetti sull’economia reale, sulla vita delle donne e degli uomini concreti, lavoratori e imprenditori. Perciò, in questo nuovo stile di maturità che speriamo contraddistingua l’Italia della crisi, è forse lecito avanzare un’unica richiesta all’attuale governo: di dare corpo a quella parola, equità, spesso pronunciata dal presidente del Consiglio Mario Monti, con misure che tutelino la dignità della persona e la pongano, nella massima misura possibile, al riparo dalle intemperie delle ristrettezze economiche. Siamo pronti a riforme a lungo rinviate, con la fiducia che ciò abbia quanto prima effetti visibili sull’accesso al lavoro dei giovani e delle donne, sulla tutela dei vecchi e nuovi ‘indifesi’, sulla restituzione del maltolto da parte degli evasori, sul contributo solidale di chi ha più mezzi, sulla riduzione sostanziale dei privilegi ancora conservati dalla politica e dal vasto mondo attiguo.
In questa fase complessa, siamo chiamati al recupero di valori semplici: l’onestà e la professionalità sul lavoro, la solidarietà verso chi ha di meno, l’apertura delle nostre case a relazioni rigeneranti che riconsegnino speranze, l’ordinario interesse per ciò che accade intorno a noi, nei nostri ambienti di vita e nei nostri territori. Ciascuno di noi s’impegni perché il 2012 sia un anno in cui fruttuosamente e generosamente spendere e mettere in gioco tutti i nostri talenti.

Franco Miano

Presidente Nazionale Azione Cattolica

Condividi:
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Mixx
 
 

Lascia un commento


Comitato Promotore delle Giornate per l'Economia del Mezzogiorno 2011
Stage e tirocini formativi in Confimpresa Euromed
Il bilancio 2011
del Presidente D'Orsi

Calendario

dicembre: 2011
L M M G V S D
« nov   gen »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031