Don Diego Acquisto: Auguri per questo Natale 2011
Accettiamo senza reagire gli orizzonti dai bassi profili…viviamo in simbiosi con la rassegnazione…ci vengono meno le grandi passioni…lo scetticismo prevale sulla speranza…la nostra religiosità incolore si stempera in gesti rituali, senza entusiasmo…”.Parole di un paio di decenni fa di don Tonino Bello, il cui ministero episcopale, segnato da una costante attenzione verso i più bisognosi, fu caratterizzato dalla rinuncia a quelli che considerava segni di potere, per cui , anche per questa ragione si faceva chiamare semplicemente don Tonino.
Parole riprese, nella sostanza, dal nostro arcivescovo don Franco, che, per questo Natale, ha esortato a liberarci dagli stereotipi per “uscire in missione e, come i pastori e i magi, metterci alla ricerca del Bambino Gesù per trovarlo ed incontrarlo nelle tante grotte delle nostre città, là dove vive l’affamato, l’assetato, il forestiero, l’ignudo, il malato, il carcerato, l’anziano».
Parole chiare e, sicuramente, inusuali quelle di don Franco, che coglie ancora l’occasione per richiamare i numerosissimi credenti di questa terra agrigentina al messaggio proposto dal Piano Pastorale Diocesano, cioè al senso della “Missione” che, come chiesa agrigentina, ci vede impegnati a vivere, in risposta concreta ai problemi specifici emergenti. Perché il rischio è quello di dimenticare “le strade del presepio” pur nell’assillante preoccupazione di “realizzare presepi, piccoli o grandi, viventi o artistici, o molte volte ridotti a raffigurazioni di arti e mestieri in cui il Bambino sembra trovarsi lì per caso e non più come personaggio principale”, e di conseguenza dimenticando contestualmente che, “assieme a Lui, i protagonisti del Natale siamo noi”.
Un impegno che nel giorno di Natale, a tutti i fedeli che parteciperanno numerosi alla celebrazione eucaristica, verrà ricordato con la consegna del Padre Nostro, dove a commento delle varie invocazioni si leggerà:“ Non dire donaci oggi il nostro pane, se non ti preoccupi della gente che ha fame, che è senza cultura e senza mezzi per vivere. Non dire perdona i nostri debiti, se conservi un rancore verso tuo fratello. Non dire non lasciarci cadere nella tentazione, se hai intenzione di continuare a peccare. Non dire liberaci dal male, se non prendi posizione contro il male”.
Davvero c’è materia di riflessione e conversione per tutti, singoli e istituzioni, a tutti i livelli. E l’augurio di buon Natale (e successivamente di buon Anno), specie in questo periodo, può anche significare che bisogna vigilare rigorosamente per usare meglio del denaro pubblico, rivedendo coraggiosamente norme e consuetudini che tollerano, – pur in un momento di grosse difficoltà per tantissimi – scandalosi sperperi in superstipendi e liquidazioni.
AUGURI ! La sua buona riuscita su tutti i versanti, ed in primis in quello della solidarietà, non dipende dagli auguri che ci si scambia, ma potrà essere il risultato di un impegno collettivo, voluto e condiviso. La cui riuscita dipende da noi, con la sicura compiacenza del Bambino di Bethelem, venuto, per dirla con don Tonino Bello, per invitare “il genere umano a vivere sulla terra ciò che le tre persone divine vivono nel cielo: la convivialità delle differenze”.
“Accettiamo senza reagire gli orizzonti dai bassi profili…viviamo in simbiosi con la rassegnazione…ci vengono meno le grandi passioni…lo scetticismo prevale sulla speranza…la nostra religiosità incolore si stempera in gesti rituali, senza entusiasmo…”.Parole di un paio di decenni fa di don Tonino Bello, il cui ministero episcopale, segnato da una costante attenzione verso i più bisognosi, fu caratterizzato dalla rinuncia a quelli che considerava segni di potere, per cui , anche per questa ragione si faceva chiamare semplicemente don Tonino.
Parole riprese, nella sostanza, dal nostro arcivescovo don Franco, che, per questo Natale, ha esortato a liberarci dagli stereotipi per “uscire in missione e, come i pastori e i magi, metterci alla ricerca del Bambino Gesù per trovarlo ed incontrarlo nelle tante grotte delle nostre città, là dove vive l’affamato, l’assetato, il forestiero, l’ignudo, il malato, il carcerato, l’anziano».
Parole chiare e, sicuramente, inusuali quelle di don Franco, che coglie ancora l’occasione per richiamare i numerosissimi credenti di questa terra agrigentina al messaggio proposto dal Piano Pastorale Diocesano, cioè al senso della “Missione” che, come chiesa agrigentina, ci vede impegnati a vivere, in risposta concreta ai problemi specifici emergenti. Perché il rischio è quello di dimenticare “le strade del presepio” pur nell’assillante preoccupazione di “realizzare presepi, piccoli o grandi, viventi o artistici, o molte volte ridotti a raffigurazioni di arti e mestieri in cui il Bambino sembra trovarsi lì per caso e non più come personaggio principale”, e di conseguenza dimenticando contestualmente che, “assieme a Lui, i protagonisti del Natale siamo noi”.
Un impegno che nel giorno di Natale, a tutti i fedeli che parteciperanno numerosi alla celebrazione eucaristica, verrà ricordato con la consegna del Padre Nostro, dove a commento delle varie invocazioni si leggerà:“ Non dire donaci oggi il nostro pane, se non ti preoccupi della gente che ha fame, che è senza cultura e senza mezzi per vivere. Non dire perdona i nostri debiti, se conservi un rancore verso tuo fratello. Non dire non lasciarci cadere nella tentazione, se hai intenzione di continuare a peccare. Non dire liberaci dal male, se non prendi posizione contro il male”.
Davvero c’è materia di riflessione e conversione per tutti, singoli e istituzioni, a tutti i livelli. E l’augurio di buon Natale (e successivamente di buon Anno), specie in questo periodo, può anche significare che bisogna vigilare rigorosamente per usare meglio del denaro pubblico, rivedendo coraggiosamente norme e consuetudini che tollerano, – pur in un momento di grosse difficoltà per tantissimi – scandalosi sperperi in superstipendi e liquidazioni.
AUGURI ! La sua buona riuscita su tutti i versanti, ed in primis in quello della solidarietà, non dipende dagli auguri che ci si scambia, ma potrà essere il risultato di un impegno collettivo, voluto e condiviso. La cui riuscita dipende da noi, con la sicura compiacenza del Bambino di Bethelem, venuto, per dirla con don Tonino Bello, per invitare “il genere umano a vivere sulla terra ciò che le tre persone divine vivono nel cielo: la convivialità delle differenze”.











