I 30 anni del “Pasolini” senza Legambiente

di (vedi sotto)

La cerimonia di premiazione organizzata in occasione del trentesimo compleanno del Centro Pasolini, tenutasi venerdì scorso, merita qualche considerazione utile a fare chiarezza sugli schieramenti politici e culturali che oggi esistono nella città di Agrigento.

Il Centro Culturale Pasolini, nella solenne celebrazione, tenutasi al Museo Archeologico venerdì scorso – ove il ruolo del “cardinale” è stato svolto da Angelo Capodicasa e quello del “primo dei vescovi” Giacomino Di Benedetto – ha conferito un’ampia serie di targhe e premi, all’incirca ad una trentina di personalità le quali, secondo il “cardinale” Capodicasa e il “vescovo” Di Benedetto e gli altri più o meno insigni “prelati” di questa “curia” hanno contribuito, collaborando con il Pasolini, alla crescita della città di Agrigento.

Assistendo alla cerimonia, mi ha colpito la contestuale presenza, tra i premiati, dei due giornalisti – notoriamente fortemente contrapposti, ormai da decenni – Franco Castaldo e Giovanni Taglialavoro. Ambedue “benemeriti”, secondo Capodicasa e Di Benedetto, della città di Agrigento e della sua crescita culturale.

Ma, ovviamente, ciò che mi ha più colpito, perché mi è parsa un’offesa alla memoria di Franco La Rocca, è l’assoluta assenza anche di un minimo cenno rispetto al ruolo che gli ambientalisti, nel loro complesso, hanno avuto nella crescita culturale della città di Agrigento.

Eppure, all’epoca di Franco La Rocca, Legambiente era un interlocutore importante del Centro “Pier Paolo Pasolini”. E Franco La Rocca era talmente convinto dell’importanza del ruolo di quel movimento ambientalista ad Agrigento che il suo ultimo impegno, prima che il destino lo strappasse alla sua famiglia ma anche alla collettività agrigentina cui dava un enorme contributo, era quello di dirigere, guidare, coordinare la campagna elettorale di Arnone sindaco, in quella primavera del 1993.

Ed è mia convinzione, da sempre esternata, che se la sorte avversa, in quel maggio del 1993, non  avesse privato la democrazia agrigentina del contributo determinante di Franco La Rocca, il destino di questa città sarebbe radicalmente mutato, a partire dall’esito di quelle elezioni.

Ritengo doveroso, oggi, esprimere queste valutazioni, perché la città di Agrigento e la sinistra della città di Agrigento, ha diritto ad avere una storia vera, una storia raccontata correttamente e lealmente, senza quelle “sbianchettature” di staliniana memoria: erano gli stalinisti sovietici che modificavano la storia cancellando persino dalle fotografie i personaggi “scomodi”, caduti in disgrazia.

E, conclusivamente, mi piace ricordare che, quando Legambiente ha iniziato a operare ad Agrigento, si riteneva che l’abusivismo edilizio fosse un valore e i Templi fossero “un ostacolo allo sviluppo”. Molti chiamavano le colonne doriche: “ddi quattru petri, ca prima s’arrizzolanu e si iettanu a mari e megliu è”.

A lisciare il pelo a questa sub cultura vi era, già allora, il “cardinal” Capodicasa.

Legambiente si intestò la principale delle campagne culturali per la storia di questa città, cioè quella della difesa della Valle dei Templi, e la vinse, sia su un piano culturale che su un piano politico. Anche con la collaborazione di Franco La Rocca, che del Centro Pasolini è stata la vera intelligente anima.

E certamente, se Franco La Rocca avesse organizzato la cerimonia di venerdì scorso, probabilmente avrebbe offerto una targa a Taglialavoro e una a Castaldo, ma avrebbe voluto e ottenuto che almeno una “medaglia al valor civile” venisse appuntata sul petto di Claudia Casa, presidente di Legambiente Agrigento, o di Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente.

Avv. Giuseppe Arnone

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One Response articolo: “I 30 anni del “Pasolini” senza Legambiente”

  1. caro arnone fino a quando ci metti mano tu, ricordati che tutto sarà CACCA

    #20936

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