Aiuti e nuovi bisogni
I nuovi aiuti dell’Unione Europea alle città possono svolgere una significativa funzione perché sono, con ogni probabilità, in grado di interpretare i nuovi bisogni e il cambiamento economico e sociale che avviene nei contesti urbani.
Le città possono tornare ad essere centrali nella vita delle persone e, dopo il rilancio che può svilupparsi grazie al corretto utilizzo dei vari programmi Ue e, in particolare, Jessica e quelli previsti dalla Banca Europea degli Investimenti, dedicati allo sviluppo urbano, svolgere una rinnovata funzione di locomotiva.
A tale proposito occorre rilevare che la Regione Siciliana avrebbe approntato e pubblicato i bandi per selezionare gli intermediari finanziari , come previsto dalla normativa.
Bisogna, tuttavia, accelerare e costruire – attraverso significativi investimenti in capitale umano – nuove politiche che rappresentino sfide per vivere e produrre e condizioni essenziali perché le città diventino attrattive.
Anche per la città di Agrigento è possibile dotarsi delle indispensabili risorse intellettuali e di specifiche professionalità per concorrere e catturare le opportunità offerte dall’Ue.
Una irripetibile occasione per programmare una radicale trasformazione in grado di rendere la comunità più vivace sul piano culturale e attrattiva. Per consentire ai giovani di restare nella città in cui sono nati e favorire l’integrazione degli immigrati.
Per ripensare definitivamente una lunga fase ormai storicizzata della città. Nella quale si stenta a trovare nuclei aggregativi, strutture e servizi collettivi. Per tentare di ricucire la drammatica frattura tra il centro e la valle, tra il centro e le periferie. E per riconnettere spazi urbani frammentati che si estendono sull’asse stradale della 115 e, non solo, in modo disordinato e disarmonico.
Per recuperare vicende storiche cresciute senza altro interesse che non fosse quello del profitto speculativo e senz’altro orizzonte se non quello dell’immediato. Mentre la città avrebbe meritato amministratori ed urbanisti in grado di progettare in tempi medio lunghi e di assicurarle uno sviluppo armonico.
E, soprattutto, per verificare se risulta possibile porre in essere politiche ed programmi che la pongano al centro di una effettiva area vasta destinata ad essere considerata: un’area metropolitana!
Tuttavia rimane una straordinaria, formidabile e suggestiva sfida per la futura classe dirigente!
E’ una ricetta complessa ma al tempo stesso una questione di metodo e di merito e dunque possibile: come condiviso da osservatori, urbanisti, demografi, sociologi e rilanciata dalla stampa specialistica, che ha fatto il punto sulle tendenze demografiche delle città italiane e sulle politiche e gli strumenti da utilizzare per alimentare lo sviluppo urbano del futuro.
Una ricetta che deve mettere insieme una catena di interventi che segnino il tentativo di individuare un orizzonte strategico, la cui assenza ha penalizzato lo sviluppo della città, ne ha pregiudicato la vivibilità e compromesso occupazione e futuro dei giovani.
I demografi da tempo stigmatizzano il ritardo italiano nella costruzione delle aree urbane, annunciate tanti anni fa ma mai realizzate.
La diminuzione di circa 12 milioni di abitanti, compensata dall’arrivo dello stesso numero di immigrati in Italia nei prossimi trent’anni è un dato che bisogna tenere in conto per programmare lo sviluppo del sistema Italia e dei suoi territori come rilevato dai responsabili del programma Jessica presso la Banca Europea degli Investimenti.
E’ sul terreno del recupero delle periferie e dello sviluppo delle aree metropolitane che si giocherà la sfida della competitività del paese poiché deve essere ricordato quanto in futuro la crescita di alcune aree urbane avverrà a discapito di altre che subiranno un processo inverso.
La parola chiave dell’integrazione in ambito urbano sta nel principio di cittadinanza di residenza che lega tutti gli abitanti di uno stesso territorio, che darà vita a un grande cantiere di democrazia locale.
Alessio Lattuca
Presidente Confimpresa Euromed











