Inchiesta – Rame rubato: la Sicilia al primo posto

di Massimo Centineo
 “Ascoltate signori… approfittate del nostro passaggio… facciamo raccolta di ferro vecchio e tutti i tipi di metallo… chiamateci con fiducia e noi vi serviremo…”

E’ il famoso slogan che a ripetizione sentiamo per le vie del paese, quando si vede passare la classica Ape a tre ruote o il camioncino del “raccogli ferro”.

Uno dei pochi mestieri di una volta (mestiere si fa per dire) che ancor’ oggi riesce a sopravvivere.

Certo, questi sono periodi brutti un po’ per tutti. Si cerca d’arrangiarsi come meglio si può. E quella del ferro vecchio risulta essere uno di quei mestieri che non richiede tante spese, ma solo buona volontà nella ricerca di lattoni, ghisa, ferro e alluminio, ma soprattutto rame.

E appunto dal rame che la nostra inchiesta vuole partire, dove quella Ape che vediamo girovagare per le strade è solo la punta dell’iceberg di uno dei più grandi mercati criminali.

Quello del rame rubato è un mercato milionario, una piaga dove la Sicilia risulta essere al primo posto con in testa Agrigento, Catania e Palermo.

Chilometri di reti elettriche che vengono quotidianamente smantellate per speculare sulla vendita dell’oro rosso.

L’Enel sta pensando di sostituire i cavi elettrici di rame con conduttori di materiale meno ambito, ma non risulta essere cosa facile.

Infatti, per avere la stessa conducibilità elettrica, il cavo della nuova lega deve avere un diametro maggiore. Questo complica le cose perché a parità di distanza occorrono più piloni per sostenere il peso maggiore ottenuto dalla sostituzione. Non parliamo poi delle difficoltà che si creano con il chiedere le relative autorizzazioni di permessi, espropri e quant’altro.

Ci vorranno anni e anni affinché l’intera rete isolana venga ristrutturata.

Tutto questo ha costretto molti imprenditori a comprare costosi gruppi elettrogeni.

Anche diverse tratte ferroviarie hanno subito notevoli danni.

Le aree interne, spesso abbandonate, sono le più colpite da questa dannosa attività criminale. Negli ultimi anni i furti di rame stanno diventando un vero e proprio business di facile guadagno.

Gli episodi sono in costante aumento. Basti pensare che la stima delle Ferrovie per i danni subiti negli ultimi due anni dai ladri di rame è di 10 milioni di euro, ossia più di 2 milioni di chili trafugati a rame, un’enormità.

E se i furti in Italia erano 500 nel 2005, adesso l’ultima stima del 2010 ne denuncia più di mille. La Polizia è riuscita l’anno scorso a scovare 740 depositi clandestini e ha sequestrato 20 container pronti ad essere spediti per via mare in Estremo Oriente, dove c’è un’enorme richiesta di rame da parte delle industrie elettriche ed elettroniche.

Secondo calcoli delle organizzazioni internazionali solo la Cina e l’India consumano più della metà della produzione mondiale. Questo conferma il fatto che con la sola estrazione delle miniere non si può coprire l’abnorme richiesta e che quindi si tampona con l’accontentarsi di rame di contrabbando. Operazione favorita dal fatto che questo straordinario metallo può essere riciclato sempre con una resa del cento per cento.

Ecco perché anche il rame rubato riesce a tenere il prezzo, raggiungendo il valore di sei o sette euro al chilo. E vendere “oro rosso” a un commerciante di rottami, non è come vendere “oro vero” a un gioielliere con tanto di obbligo di identificazione.

Questo complica le cose, rendendo incontrollabile e quasi indisturbata l’azione di chi con questa refurtiva si arricchisce a discapito di tutti i cittadini.

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