Dalla Mostra del Cinema di Venezia, il film di Marco Dentici “Caldo grigio caldo nero” torna a Giampilieri

di Ludovica Lattuca

Dalla 68° Mostra del Cinema di Venezia a Giampilieri: il film di Marco Dentici “Caldo grigio caldo nero” torna sui luoghi in cui è stato girato: il territorio protagonista dell’immane disastro di soli due anni, ma anche di altri episodi alluvionali o mareggiate che lo colpiscono periodicamente. Ed è proprio questa la tragedia narrata nel lungometraggio, una docu-fiction di denuncia, un grido d’allarme, una voce di speranza, ma anche di ricordo. Come la giornata promossa dal Comitato “Salviamo Giampilieri” coordinato da Corrado Manganaro insieme con i “colleghi” Scaletta, Altolia, Briga, contrada Torre, Itala, Molino, Pezzolo, Ponte Schiavo e Santa Margherita, che comincerà con la celebrazione della messa in ricordo delle vittime nella chiesa San Nicolò di Giampilieri; a seguire il ricordo davanti al monumento delle vittime in piazza Pozzo; nella Chiesa antistante il concerto del pianista e matematico David Carfì, che ha scelto brani dedicati agli eventi naturali come “La tempesta” di Beethoven e altri in memoria delle vittime; infine la proiezione della pellicola in anteprima nazionale, con un collegamento su Raitre con la Permanente di Milano.

“Caldo grigio caldo nero è un tentativo di ridare dignità alle comunità ferite – spiega il regista Dentici, originario di Galati Marina – alle persone balzate con la loro morte all’effimera notorietà, così come i loro semisconosciuti paesi. Per il diritto delle nuove generazioni ad avere un futuro normale”. Girato nell’arco di un anno e mezzo e prodotto da Diva Srl ed Entr’acte, in particolare Roberta Poiani, Mazzaglia Miceli, Romolo Biondi e Dentici, si avvale della partecipazione amichevole di Maria Grazia Cucinotta, Nino Frassica e Ninni Bruschetta, di attori per la prima volta sullo schermo come Vitale, Filippo De Luca e Domenico De Francesco di riprese effettuate con telecamere professionali, telefoni cellulari e videocamere amatoriali: uno stile asciutto per una vicenda che va ben oltre la cronaca, fatta di segmenti di storie tracciati dagli occhi di un disperso senza nome. O dagli occhi di chi riavvolge il nastro della propria esistenza; e parlarne con la voce dei ricordi per non dimenticare.

“Soccorsi. Feriti e cadaveri sotto montagne di fango e macerie – si legge nella sinossi – Funerali di Stato. Solidarietà, contestazioni. Gira la giostra delle colpe. Rimbalzano cifre, dichiarazioni di tecnici e politici. Tutti responsabili, nessun responsabile”. Dopo un anno e otto mesi infatti il quadro non muta e lo scorso marzo il Governo nazionale ha bloccato i fondi Fas per la Sicilia. Ed ecco che il film lancia un appello, un grido d’allarme e di aiuto, ma specialmente un’opera di denuncia per fare conoscere la verità di fatti realmente caduti, ridare dignità ai morti e togliere di mezzo la parola “abusivismo”, tanto richiamata dai media quanto falsa.   

“È la mia terra che mi chiama e io rispondo… – ha commentato la Cucinotta – rispondo con la mia voce, insieme a quelle di altri colleghi, per dare forza ad un messaggio importante. Un progetto che racconta la tragedia, la denuncia, ma anche la speranza di coloro che lottano affinché ciò non accada più”. Giovedì 6 il film verrà proiettato al Teatro Vittorio Emanuele in una serata dal titolo “Ad un passo dal fango” dedicata ai paesi alluvionati, lunedì 10 al Teatro Politeama di Palermo durante una manifestazione, promossa dalla Presidenza della Regione Siciliana e dalla Protezione Civile regionale; data ancora da stabilirsi quella di Catania. Una diffusione che toccherà i capoluoghi più importanti della Sicilia, al fine di raccontare attraverso il cinema il dramma vissuto da tanti messinesi due anni fa. In occasione delle serate sarà possibile visitare la mostra dei quadri donati da diversi artisti italiani, come Dario Fo o Togo, al Museo del fango, ospitato temporaneamente al Genio Civile in attesa di una destinazione definitiva.

 

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