Favara – La storia dell’acqua e dell’immondizia
Favara, una città dove la gestione dell’acqua e dell’immondizia, più che servizi, si possono considerare tradizioni ad usanza popolare. Hanno segnato e segnano tuttora il comportamento quotidiano di ognuno di noi.
Chi non ricorda, nei rioni e nei quartieri, le nostre donne a vaniddrari nel chiedere se qualcuno era informato sulla conferma dei turni di distribuzione del rarissimo liquido: “Marì, ni sa si dumani arriva l’acqua? – Sì, l’avvissiru a dari!”.
Erano gli anni ’80, epoca dove la modernizzazione tecnologica stava prendendo piede. Ma Favara, nell’essere anch’essa spinta ed immersa in questa evoluzione, non assorbe ciò, come un input nel dover rinnovare tutto.
Questo ha rimarcato la probabile questione di un popolo che, condizionato a elemosinare diritti sociali, è stato ed è ancora tenuto a strettanza e a miseria, giusto a poter ricevere quanto a soddisfare a malapena la relativa esigenza portata all’estrema esasperazione.
Risultava allora incomprensibile il fatto di ricevere l’acqua ogni 15 giorni ed essere costretti a fari i viaggia chì biduna carriannuli di li Canali finu a la casa nostra, a ruvinari li spaddri di lu cristianu e li ammurtizzatura cu tutta la machina; di vedere donne che di buonora toglievano li lurdii mezzu li strati, cartaglie lasciate libere di svolazzare in lungo e largo per tutta la città; essere costretti a convivere coi topi che di tanto in tanto ricevevano secchiate d’acqua vuddruta tirate con forza dai finistruna sovrastanti.
Erano tempi fertili, ma che nascondevano spesso radici sociali lasciati, fuori da quella buona terra, a dover soffrire nell’abbeverarsi a stento. La famosa questione sociale tra il nord e il sud, si dice e si diceva.
Oggi in fondo cos’è cambiato. C’è una nuova generazione fatta dai nostri figli, che stanno vivendo l’esperienza vissuta da chi, prima di loro, era ragazzo. È ovvio che i tempi fanno migliorare anche i disservizi. Ma questi però, paragonati all’evoluzione odierna, risultano non aver fruttato nessuna miglioria.
In un’epoca, come la nostra, dove l’acqua nelle case arriva sempre, vivere in una città dove si è condizionati ad avere cisterne e motorini nella disperata speranza di raggiungere, durante il turno di erogazione settimanale, sufficiente riserva idrica; in un’epoca dove la filiera dei rifiuti crea lavoro e ricchezza, vivere in una città dove il costo del servizio di nettezza urbana è arrivato alle stelle, e nonostante e malgrado né nella gestione (riscontro di nessun controllo operativo e logistico nei confronti dell’ente gestore con i relativi dovuti provvedimenti), né nell’incasso del tributo (veemenza nell’evasione; costo a forfait sia per le civili abitazioni che per quelli ad uso commerciale – tutti pagano in egual misura, a prescindere dal nucleo familiare, a prescindere dalla categoria lavorativa), non si è riusciti ad andare a passo coi tempi.
Le regole esistono e si devono fare rispettare, senza nessun se e senza nessun ma.
Se le regole non decretano giustizia, allora quello è popolo e quello è territorio lasciato nella più totale confusione.
Intanto, nel non tradire le tradizioni ad usanza popolare: oggi a Favara si vive nella speranza quotidiana di vedere i netturbini a non fare sciopero, nel poter così garantire la raccolta dell’immondizia; oggi a Favara si vive nella speranza quotidiana nel verificare i turni d’erogazione dell’acqua, scritte nel giornale locale e considerati come importante notizia di cronaca cittadina.
Sarà, ma questo lascia in vita un mondo, il nostro mondo, che risulta attaccato ad una realtà che dalle nostre parti non dovrebbe più esistere.
Ciò che ci consola è che tanta, tanta altra gente sta peggio di noi.












ERANO GLI ANNI 65/70 QUANDO INCOMINCIAI A FREQUENTARE FAVARA X LAVORO /SG,COMERCIO/E MI SEMBRAVAUNA PICCOLA COMUNITA IN ESPANZIONE,LOPERATO ECOLOGICI CERANO,NEL CENTRO CITTA,PERIFERIA!!X RO IL POBLEMA DELL’ACQUA,CIESTATO SEMPRE,ORA VOGLIO DIRE,AI FAVARESI,ANCORA CONTINUATI A VOTARE,XCHE QUANDO SI VOTA,LI LASCIATI SOLI,E VEDETE COME SI MUOVONO SUBBITO..