Deriva fisica e culturale di un centro storico

di Salvatore Pezzino

L’ultimo crollo, di una palazzina di via Boccerie, ripropone uno dei problemi che meritano di essere affrontati con priorità  dall’amministrazione comunale di Agrigento, quello relativo allo stato di conservazione del centro storico.

Gli ultimi rovinosi crolli e la stagione invernale già iniziata impongono una strategia per fronteggiare l’emergenza non disgiunta da una programmazione per adottare misure adeguate per garantire la sicurezza dei cittadini e per salvaguardare uno dei patrimoni più interessanti che insiste in un nucleo urbano antico.

Interventi efficaci, in questa direzione, possono essere individuati nell’ambito di un serio confronto culturale all’interno del quale non esiste riflessione che non si trasformi in azione, in comunicazione e quindi in produzione di valore. Questo perché un quartiere va risanato anche con le mani e con la mente della gente che vi abita. Ogni intervento difficilmente avrà successo se non viene avviato facendo appello al contributo di ognuno, anche a quelle persone che possono sembrare più distanti, disinteressate o  scoraggiate.

In questa direzione è indispensabile mettere in campo una mediazione di tipo culturale, che possa essere frutto non solo del pensare ma anche dell’agire, per capire veramente in che cosa consiste il patrimonio di una comunità, prima ancora di individuare le politiche e le modalità con cui lo si può conservare e valorizzare.

Quando si parla di rilancio della città per fare in modo che Agrigento acquisisca sul piano culturale, artistico e spirituale un ruolo degno della sua storia e delle sue potenzialità, ci si espone al rischio dell’ovvietà e del velleitarismo, ma senz’altro si tenta di custodire una posta preziosa, la cui perdita è sinonimo di declino.

A questo confronto debbono necessariamente concorrere i protagonisti del territorio e dei poteri locali, nella condivisione di una metodologia capace di misurarsi con i vecchi problemi e contemporaneamente con le sfide della modernità. Per questa essenziale motivazione bisogna pensare al rilancio della città, partendo dal suo nucleo antico, tenendo viva questa evocazione nella coscienza civile, mettendola al centro del confronto sociale.

Si tratta di proporre un metodo che ci riporta ai richiami del nostro arcivescovo, mons. Francesco Montenegro, affinché ci rendiamo capaci di esercitare una cittadinanza attiva. E’ parte di un nuovo impegno sociale, il cui bisogno si avverte in modo sempre più preciso e urgente.

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