Il Cimitero senza nomi
“A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella. ‘Nu rre,’nu maggistrato,’nu grand’ommo, trasenno stu canciello ha fatt’o punto c’ha perzo tutto,’a vita e pure ‘o nomme”. Le parole di Totò nella sua Livella” rivivono nelle cinquemila sepolture senza nome e tutte uguali che fanno di Fontana degli Angeli di Favara un cimitero unico al mondo.
Diviso in sedici quadrati su ogni tomba è posata una ceramica che riporta il numero del quadrato, della fila e del defunto. In origine, prima della ceramica c’era mezza tegola con la scritta in vernice nera.
La storia del camposanto è, abbastanza, recente. Nei primi decenni del secolo scorso, un’epidemia colpì Favara. Tanti erano i morti da seppellire, mentre il cimitero di Piana Traversa offriva ed offre la possibilità esclusivamente della tumulazione.
La tumulazione, per ragioni igienico sanitarie non poteva essere praticata nel caso di epidemia. Si pensò, allora, di riaprire l’antico sito posto sulla collina San Francesco che sovrasta il paese. Non si tenne in conto dei fuochi fatui, cioè di quel fenomeno dovuto all’accensione spontanea dei prodotti gassosi della decomposizione a contatto con l’aria. E quelle fiammelle, sulla collina, spaventavano i favaresi. Si decise di spostare il cimitero in contrada Fontana degli Angeli, dove i numerosi decessi trovarono sepoltura senza un nome.
Passata l’epidemia, fino a qualche decennio fa, era utilizzato dai poveri.
La precedente amministrazione comunale, in pompa magna e con la presenza dei rappresentanti della collettività musulmana, destinò un quadrato per le sepolture islamiche, che devono avvenire nella terra nuda. In realtà il progetto si è arenato chissà dove e del cimitero islamico non se n’è fatto nulla.












Complimenti Direttore. L’articolo sul Cimitero di Fontana degli Angeli è l’ennesima dimostrazione di un modo utile di fare giornalismo. Chissà a quante persone di Favara sono sfuggite queste preziose informazioni che Lei oggi sapientemente ha offerto. Noi l’abbiamo conosciuto come il Cimitero dei poveri e soprattutto le ultime salme furone decedute nella “Casa di Riposo” oggi si chiama così del Boccone del Povero sito sulla Collina di San Francesco, dono del Barone Antonio Mendola. Mi permetto di aggiungere che il Cimitero di Fontana degli Angeli risponde perfettamente al decreto napoleonico di Sanint-Cloud del 1804 con il quale, per ragioni igieniche, si imponeva la sepoltura dei morti fuori delle mura cittadine in cimiteri appositamente costruiti. Oltre ai motivi igienici l’editto di Saint-Cloud era l’espressione della cultura dominante: l’illuminismo. Secondo tale pensiero tutti gli uomini erano uguali sia sulla terra che anche dopo la morte per cui si stabilì che le lapidi dovessero essere tutte di uguale grandezza e che le iscrizioni fossero controllate da una apposita commissione a tutela della verità, del decoro e dell’uguaglianza.