E la Gelmini riforma la scuola

di (vedi sotto)

Giuseppe Alonge

La chiama “Riforma Storica della scuola”, una signora dal nome Mariastella Gelmini, ministro della Pubblica Istruzione di questa Repubblica.

Di lei non conosciamo il curriculum, non sappiamo se è stata almeno un giorno in una classe, di qualunque ciclo e grado, se ha mai fatto l’ appello di qualcosa o di qualcuno, non sappiamo se è stata all’ Università e con quale ruolo.

Noi che nella scuola abbiamo trascorso la nostra vita, prima da alunno, poi da docente e poi, nel nostro piccolo, da gestore, non ricordiamo un ministro della P. I. così a corto di titoli.

Noi che avevamo avuto come ministro del settore: Gui, F. Sullo, Spadolini, Visentini, L. Berlinguer, W. Mauro tanto per citarne alcuni e dei quali ancora oggi circolano pubblicazioni, studi specifici, proposte pedagogiche. Oggi ci troviamo di fronte a una buona donna con la pretesa di firmare una Riforma Storica della scuola. Abbiamo cercato di capire dove stà l’ originalità ma stentiamo a trovare il bandolo.

Noi che per Riforma abbiamo inteso: l’insegnamento del leggere, dello scrivere e del far di conto per gli italiani analfabeti del dopoguerra; noi che abbiamo applicato l’insegnamento individualizzato per evitare che i più deboli venissero tagliati fuori da una forma di insegnamento generico e generalizzato per tutti; noi che ci siamo misurati con la formazione del cittadino democratico stentiamo a credere e abbiamo difficolatà a capire cosa possa significare una “Riforma Storica”.

Ieri, domenica 12 settembre 2010 di storico c’ è stato soltanto il blocco dei traghetti sullo Stretto di Messina ad opera di operatori dell scuola ormai licenziati. Nel nostro lungo percorso di studente e docente di scioperi ne abbiamo visti tanti e di diverse forme. Sciopero per un giorno, per un’ ora, blocco degli scrutini, memorabile l’ anunciato sciopero del 10 dicembre 1972 allorquando la categoria dei docenti chiedeva un contratto di lavoro, e in suo sostegno erano accorsi metalmeccanici annunciando uno sciopero storico a sostegno non solo dei docenti ma di tutta la scuola.

Altri tempi, altre coscienze, altre idealità: la solidarietà tra i salariati e non a prescindere dal sesso, dal colore politico e dalla diversa religione. Oggi la “Riforma Storica della scuola” non ha niente di pedagogico, di ideale, non ha niente a che fare con la cultura di destra o di sinistra, oggi la riforma riguarda solo la “Cassa” per tagliare, per economizzare, per eliminare “sprechi” in altre parole per dequalificare la scuola accorpando classi riducendo le ore, tagliando la sperimentazione, distruggendo posti di lavoro che manco a farlo apposta sono ricoperti in stragrande maggioranza da meridionali e siciliani.

Qui c’ è tutta la storia del mezzogiorno d’ Italia, qui c’ è la storia dei cafoni, dei contadini  e dei loro figli che erano scappati dalla terra ingrata per trovare un lavoro il più modesto e il più precario, quel lavoro rifiutato dai ricchi del nord e che invece era una risorsa per i figli del Sud.

Il Sud che è stato sempre ingeneroso con i suoi figli, cacciati dai loro naturali posti di lavoro in agricoltura e dagli altri comparti tipici del mezzogiono.

Qualche anno fa, quando dalle nostre parti c’ è stata la corsa ad impiantare vigneti, un bravissimo innestatore sulla cinquantina che mio padre aveva chiamato per innestare i vitigni selvatici in uve di qualità mi diceva miseramente che stava per abbandonare il suo lavoro sia perchè il mercato dell’uva era in crisi e soprattutto perchè non aveva versato nessn contributo INPS per la pensione.

Ha appeso la forbice e il coltello al chiodo ed è partito per Milano dove per qualche anno vi è rimasto con la mansione di bidello. Lo rividi dopo qualche tempo a Favara, in una scuola del Centro, contento di avere salvato la “Vecchiaia”.

Storie di poveri “cristi” o “diavoli”che dir si voglia ai quali ora è negato pure pulire i cessi delle scuole.

L’ estate 2010 ha visto precari della scuola in piazza, dietro le sbarre degli ex provveditorati agli studi, stesi a terra davanti alla Cattedrale di Palermo, legati con catene alla rinchiera della scuola, qualche altro rifiutando il cibo o    l’acqua con il ricorso al pronto soccorso con estrema urgenza.

La ministra candidamente annuncia che per assorbire tutti i precari occorreranno 6-7 anni. Siamo alla follia totale, alla demenza generale perchè se per assorbire chi ha prestato un servizio precario per 10-15 anni dovrà attendere 6-7 anni, chi è in attesa di un primo impiego quando dovrà attendere? Non ci sono risposte e non ci sono parole, c’ è solo da prenderne atto.

Stupisce però che in questa Italia dove a qualcuna  dopo il divorzio dal consorte viene assegnato un mantenimento mensile da 350. 000 euro e qualche villa da qualche decina di miliari di euro, mentre altre e altri, tanti, i più, bloccano i traghetti come ultima speranza di sopravvivenza.

 

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3 Responses articolo: “E la Gelmini riforma la scuola”

  1. Condivido pienamente… la scuola statale è morta… grazie ai becchini Berlusconi-Tremonti-Gelmini!!!

    #2814
  2. Come operatore della scuola, condividendo in pieno la riflessione del Prof. Alonge, pongo le seguenti domande:

    Queste riforme miglioreranno effettivamente la qualità della scuola pubblica?

    Qualcuno (tra i politici attualmente in carica), prima di metterla in atto, ha valutato le reali dimensioni dell’impatto sociale sul piano occupazionale, specie al sud?

    C’era tutta questa urgenza di fare cassa in così rilevante misura e così in breve tempo?

    E questi nostri colleghi: che fine faranno ?

    Ritengo che molti siciliani, insegnanti e ATA compresi, nelle ultime elezioni nazionali e regionali hanno votato Silvio e il suo PDL. Non so quanti di loro torneranno a rivotarlo considerato il gran colpo di mannaia che ha sferrato contro la scuola.
    Il sud, dibattuto eternamente nella morsa della miseria, si vede “demolire” l’ultimo baluardo occupazionale possibile in una realtà quasi completamente deserta sul piano industriale, infrastrutturale ed economico.

    Per molti insegnanti e ATA rimane solo la disperazione di un futuro disatteso.

    Se lo Stato non è più in grado di garantire occupazione o, in alternativa, adeguati ammortizzatori occupazionali al personale della scuola vilipeso per anni e oggi rimasto “a spasso”, chi lo dovrà fare?

    #2815
  3. marco lo gatto

    al di là dell’aspetto occupazionale, di per se molto importante, quello che emerge è la distruzione della qualità dell’istruzione. Ci sono delle classi con trentacinque alunni. Cosa potranno fare? Che qualità potranno avere? Che livello culturale si potrà trasmettere? é questa la riforma storica? Togliere risorse alla scuola impoverisce una nazione. Lo sa questa ministra che ha concepito la riforma come la riduzione del tutto per una percentuale di circa il 20%?

    #2816

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