A Favara rivive il muro di Berlino

di Franco Pullara

L’Ufficio tecnico comunale ha dato fondo a tutta la sua inventiva elevando un muro in via Palma Oliva. La barriera è stata realizzata dopo i tragici fatti del 23 gennaio scorso per delimitare una zona  non sicura ed è rimasta nel luogo, strano a dirsi, anche dopo l’avvenuta demolizione di un immobile a rischio crollo.

Ai residenti è toccato in sorte di “circumnavigare” un intero quartiere per raggiungere la vicinissima piazza Cavour o il centro del paese.

E in via Palma Oliva, almeno in passato zona “rossa”, si sono ricordati del compagno Giovanni Mossuto, consigliere comunale.

“Sono stato invitato – ci dice – a rendermi conto personalmente della situazione e quello che ho visto è l’esagerata risposta degli addetti comunali alla problematica. Poteva giustificarsi nell’immediatezza del pericolo, non trova ragioni oggi, a distanza di otto mesi, un muro che impedisce l’accesso pedonale, tagliando fuori dal paese decine di abitazioni”.

Mossuto chiede la riapertura della strada.

Ciò che lascia di stucco è il servizio reso alla città o meglio ai contribuenti.

Si può elevare un muro, separando quartieri, per poi scordarsene? Via Umberto è stata riaperta, parzialmente, al traffico pedonale e automobilistico, dopo l’alzata di scudi dei residenti e dei commercianti, che nel frattempo hanno subito notevoli disagi e significativi danni economici.

In via San Calogero dovrebbero essere iniziati i lavori di messa in sicurezza e prossima dovrebbe essere la riapertura dell’arteria cittadina. A macchie di leopardo, gran parte del centro storico è interessato dalla presenza delle transenne.

La politica ha il dovere di occuparsi delle emergenze cittadine.

Ha fatto bene Mossuto a rispondere all’invito dei cittadini che lo hanno accolto con calore e affetto, ma c’è bisogno di inviti particolari per avere l’idea del disastro di Favara?

Ipotizziamo che i tristi eventi favaresi si fossero verificati ad Agrigento, a Canicattì o in qualsiasi altra città.

E’ pensabile una conduzione dell’emergenza identica a quella che ha avuto Favara?

Dovevano i favaresi, organizzati dagli eroi della politica locale, gridare la loro protesta davanti al Governo regionale e nazionale, ché si è verificato un terremoto. Ma di muro a Favara non c’è solo quello di via Palma Oliva, ché di steccati è piena l’aula consiliare.

A Raffaele Lombardo non è sembrato vero l’avere a che fare con una classe politica che si accontenta di una pacca sulla spalla.

A proposito di spalle, i problemi sono rimasti su quelle dei favaresi, che non hanno le risorse finanziarie per risolverli.

Del resto, il buon Raffaele potrà giustamente considerare che se possono fare a meno di una squadra assessoriale, potranno benissimo sopravvivere senza l’aiuto regionale.

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