Lettera da Berna su “Una politica che parla, sparla e realizza il nulla!”
Caro Direttore,
è una realtà: in una democrazia, il popolo ha il governo che vuole, o meglio che merita. Oggi, la situazione politica in Italia di certo, non è delle migliori e, vista dall’estero, Ti assicuro che è aberrante, tragica. Situazione nazionale di non politica, di non rispetto delle regole che si ripercuote, immancabilmente, come un riverbero, in periferia. La politica, oggi, non è più l’arte di governare lo Stato, bensì l’arte di cercare di risolvere gl’interessi personali. Il deputato eletto o scelto, come vi pare, non è più colui che il singolo cittadino deputa a rappresentarlo in parlamento per legiferare leggi d’interesse pubblico in maniera democratica, bensì è colui che si serve del singolo, con metodi più o meno leciti, affinché divenga deputato per risolvere i propri problemi. Enunciato così, il fatto sembra assurdo ed inverosimile, ma è la pura realtà.
Si può che nulla di nuovo sotto questo cielo ed io controbatto che essendo questo il nocciolo del problema lo si possa affrontare e sconfiggere con un’arma che possediamo, e ch’è sicuramente vincente, il voto. Siamo noi che li trasformiamo da semplici cittadini in cittadini pubblici, siamo noi che l’inviamo “a rappresentarci” a Roma, a Palermo, ad Agrigento, a Favara o dove vi pare, siamo noi che diamo il via affinché le loro nefandezze diventino legali, siamo noi i loro complici!
So benissimo che nel Sud, il voto non è libero. Legato alle pastoie socio-culturali in cui sono impregnate le nostre realtà, dove il diritto diventa dovere, dove la dignità propria dell’essere è continuamente calpestata, vilipesa, dove se non t’inquadri sei emarginato, espulso dall’ambiente: non c’è spazio per chi vuole rompere le fila di un esercito fatto da marionette, manovrate dal boss di turno. In questo quadro desolante sarebbe necessario innestare un’opera di rinnovamento da parte di coloro i quali: stanchi, vessati, disillusi da questa politica, che di politica ha soltanto il nome, che prendessero in mano tutto il loro coraggio, fortificato dal voler fare, e dalla determinazione di voler rompere il cerchio vizioso da cui sono attanagliati, concretizzandolo in un’azione, per così dire, di evangelizzazione, far prendere agli altri coscienza dei propri diritti, propri di un popolo democratico, fortificandoli nel riuscire a dire di no alle ingiustizie, alle angherie, ai soprusi, che i grandi, altresì, con esperienza di vita, educhino alla vera politica i giovani, così sbandati, così fragili, così privi di prospettive future: la vera immoralità di oggi è privare i giovani del proprio futuro!
Bisognerebbe che la famiglia, la scuola, la chiesa unitamente si facessero carico di un’opera educativa al fine di spezzare queste catene così ancorate al tessuto socio-economico-culturale del nostro ambiente. Purtroppo facendo un’analisi fredda e disincatata di questo quadro, vengono in evidenza le gravose ed immense lacune di cui sono depositarie tali istituzioni.
A) La famiglia: dove il ragazzo vive, purtroppo oggi è così tartassata, mortificata che, sovente, pur di rimanere a galla, pur di trovare una via d’uscita accetta qualsiasi via di fuga, non pensando, minimamente, al danno che può arrecare alla propria prole.
B) La scuola: sembra che sia depositaria solo di problemi da portarla a tralasciare del tutto o quasi il fine ultimo per cui è nato: istruzione e formazione del singolo.
C) La chiesa: potrebbe essere l’unico organismo dei tre più consono a tale scopo, più libero ed autonomo, ma sono necessari preti coraggiosi, indomiti, che abbiano in serbo risorse tali da poter sfidare montagne intere (es. le proprie gerarchie…). E’ da molto che manco da Favara, caro Direttore, non conosco la vera realtà del clero favarese, percepisco solo delle sensazioni deficitarie e settarie es.: un gran trambusto oggi, per la collocazione di una statua ignuda, non so dove, mentre i veri problemi escono dalla finestra… .
Ci s’indigna per la non indignazione della gente, ma chi s’indigna cosa fa, affinché tale non indignazione sia sconfitta? E’ una guerra contro i mulini al vento, ma guerreggiando, guerreggiando, prima o poi le vele dei mulini si squarceranno e si avrà il primo risultato, ma, mi chiedo, siamo veramente saturi da poter accogliere le forze e dare via libera all’eroe che è in noi? Abbiamo la forza di dire no a noi stessi, ai nostri figli, ai nostri amici? Abbiamo la forza di dire basta. Cambio pagina? Solo se riusciamo ad esternare ed attuare questi non consensi, possiamo dire di aver intrapreso un nuovo cammino per la propria ed altrui promozione socio-politica, affinché la nostra testimonianza sia d’ e di sprone a coloro i quali stanno intorno a noi e solo allora, insieme concorreremo alla nascita di un nuovo soggetto politico e come il sasso buttato in acqua dà una serie di cerchi concentrici, così la nostra testimonianza si propagherà nel futuro.
Stammi bene, caro Direttore, e alla prossima.
Franca Fanara – Berna














Gentile Signora,
la sua lettera interessante per tanti validi spunti di riflessione che offre,…ne contiene però qualcuno che rischia davvero di fare perdere valore a tutto il resto…applicando il principio “ab uno disce omnes”.
Al fine di evitare questo, il senso del mio intervento.
Lei scrive:” E’ da molto che manco da Favara, caro Direttore, non conosco la vera realtà del clero favarese, percepisco solo delle sensazioni deficitarie e settarie es.: un gran trambusto oggi, per la collocazione di una statua ignuda, non so dove, mentre i veri problemi escono dalla finestra…” .
E davvero appaiono deficitarie, chiaramente su questo punto le sue sensazioni, sia per quanto riguarda il Clero in generale, che non ha mancato in più di una occasione d far sentire la sua voce, sia per le iniziative in corso sull’emergenza educativa (a Favara), che hanno anticipato le stesse indicazioni della Cei per il prossimo decennio per l’Italia. Può documentarsi, – anche al fine di liberarsi da ogni errata valutazione e sensazione di settarismo, – mi permetto di suggerirLe di leggere per es., il documento piuttosto recente, stilato dal CPC (Clero e laici), “Per amore della Città”,… l’omelia dell’arciprete don Mimmo, in occasione dei funerali di Marianna e Chiara Pia Bellavia…
Per quanto riguarda la “statua ignuda”, il trambusto è stato fatto da certa stampa ha avuto interesse a crearlo per non volere comprendere e misurarsi con il senso vero del messaggio. Per lo stesso motivo, viene ogni tanto forse evocato da qualcuno (non da Lei). La situazione che Lei giustamente lamenta è frutto di una certa cultura e dietro quell’episodio, – la statua ignuda , (così come io aveva subito scritto, ormai da tutti dimenticata e ignorata, costata parecchi milioni delle vecchie lire) – c’è un piccolo ma significativo segno di quella cultura che Lei condanna, da cui bisogna liberarsi per una inversione vera di marcia per la collettività favarese. … Che deve liberarsi da sperperi, clientelismo, falsi messaggi libertari…mancanza di rispetto della volontà e sensibilità popolare della maggioranza…decisioni arbitrarie ed affrettate all’insaputa di tutti ecc… E tutto questo, ed altro del genere, è da condannare da qualsiasi parte politica provenga, per far crescere invece, nell’amministrazione della cosa pubblica (non privata), la cultura seria della resposnabilità, della libertà, del servizio, della solidarietà…valori di cui veramente si avverte il bisogno di far crescere. Il sindaco del tempo, al quale subito e successivamente, ho voluto confermare la mia stima e dargli atto delle cose buone realizzate, in quel frangente , al di là delle sue intenzioni, anche lui è rimasto vittima di quella cultura, da cui bisogna liberarsi.
Per il resto le osservazioni che Lei fa meritano davvero attenzione e possono costituire un valido stimolo ad una ripresa di impegno morale e civile della nostra Favara, specie i questo momento tra i più, infelici, difficili e travagliati della sua storia recente….
Con sensi di stima, saluti ed auguri per la sua famiglia e il suo lavoro.