Arnone (Pd): “Il consiglio comunale si occupi del depuratore del Villaggio Mosè”
Il consigliere comunale di Agrigento del Pd, Giuseppe Arnone chiede in una nota che il Consiglio comunale si occupi della vicenda relativa alla situazione del depuratore del Villaggio Mosè. A sollevare il caso sono stati gli abitanti della zona che ieri l’altro hanno inscenato una forma di protesta per via degli odori nauseabondi che si sprigionano nella zona. “L’impianto del Villaggio Mosè – spiega Arnone – è stato progettato, dimensionato e realizzato per essere a servizio di circa 2.000 abitanti. Adesso in quell’impianto scaricano oltre 10.000 abitanti. E’ come voler far contenere ad una bottiglia da un litro, cinque litri di liquido: ovviamente la bottiglia si riempirà subito e il resto finirà fuori. In questo caso non si tratta di acqua profumata, bensì di liquidi fognari”.
“A causa di questa situazione, – prosegue – una parte consistente dei reflui fognari non vengono neanche riversati nell’impianto (che non può contenerli) e vengono avviati direttamente a vallone, a cielo aperto. La responsabilità di questa situazione non è, come sostiene qualche cittadino esasperato, del sindaco Zambuto o di questa amministrazione o di Girgenti Acque. La responsabilità è di quei delinquenti che hanno consentito l’allaccio alle fogne in assenza di impianti di depurazione adeguati. Si tratta di delinquenti che lavoravano come dirigenti al Comune di Agrigento e che o hanno realizzato attestazioni false o si sono resi complici di attestazioni false”.
“Questa vicenda – conclude Arnone – dimostra la cialtroneria e la follia del comportamento di chi ancora insiste caldeggiando la realizzazione del depuratore del Villaggio Peruzzo, anche questo molto prossimo alle abitazioni”.












Capri, il sindaco autorizzava lo scarico delle acque nere a mare: indagato
Operazione del Noe e della Procura di Napoli:
sotto sequestro il depuratore di Occhio Marino
Operazione dei Noe dei carabinieri
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CAPRI – Il sindaco di Capri, Ciro Lembo, è indagato per abuso di ufficio e gettito di cose pericolose nell’ambito dell’inchiesta sul depuratore dell’isola azzurra, sequestrato oggi dai carabinieri del Noe. Sotto accusa è la delibera dello scorso settembre, reiterata poi a maggio, con la quale Lembo autorizza la Gori, che gestisce il depuratore, a trattare solo il 20 per cento delle acque nere prodotte nell’isola e a sversare in mare, senza alcun trattamento, il rimanente 80 per cento. L’impianto, infatti, è obsoleto e non riesce a ripulire tutti i liquami: di qui la decisione del sindaco, avallata da una conferenza dei servizi che si svolse in Prefettura, di sversare in mare la stragrande maggioranza delle acque nere. L’inchiesta è del pm Federico Bisceglia, della sezione Ambiente della Procura coordinata da Aldo De Chiara.
DOPO LA DENUNCIA DI ROCCO BAROCCO – In concorso con Lembo è indagato per gli stessi reati l’amministratore di Gori, Giovanni Marati. Le indagini sono scattate dopo una denuncia dello stilista Rocco Barocco, che aveva notato una strana schiuma nel tratto di mare davanti alla sua villa. I carabinieri del Noe, coordinati dal maggiore Giovanni Caturano, hanno compiuto diversi accertamenti, tra cui l’acquisizione di alcuni documenti negli uffici della Provincia.
Proprio la Provincia, infatti, che ha delle competenze in materia ambientale, aveva revocato a Gori l’autorizzazione a sversare in mare le acque; tuttavia, secondo la ricostruzione degli investigatori, il sindaco di Capri aveva reiterato l’ordinanza «per motivi di igiene e sanità pubblica». Il paradosso è che esattamente un anno fa, e un mese prima che fosse emessa l’ordinanza, aveva suscitato un clamore mondiale lo scarico in mare, vicino alla grotta azzurra, di liquami fognari da parte di due dipendenti di una ditta di espurgo pozzi neri. Al processo contro gli operai, che si è concluso con due condanne, il Comune di Capri si è costituito parte civile assieme a quello di Anacapri, ottenendo una provvisionale di 100.000 euro.
Il sequestro del depuratore di Occhio Marino, disposto d’urgenza dal pm, dovrà essere ora convalidato dal gip. L’impianto è tuttavia funzionante: continua a trattare il 20 per cento delle acque nere, mentre il rimanente 80 per cento viene portato sulla terraferma e trattato a spese di Gori. Notizia pubblicata anche dal giornale Di Sicilia del 01/09/2010.
Nella strana Agrigento invece accade, che, pur sapendo dello sversamento delle acque non trattate direttamente nel vallone di Villaggio Mosè, per il depuratore mal funzionante e insufficiente di via Sirio, (denunciato mesi addietro dal dott Aldo Capitano) e sapendo anche dello sversamento nel mare di S. Leone dei liquami fognari in completa assenza di depurazione, il sindaco Zambuto sta a guardare, al comandante Antonica va il premio nazionale“Ambiente e legalità”, “”premio, connotato da forte valenza d’immagine sociale, è conferito annualmente a personalità che, nelle varie realtà locali d’Italia, si sono fortemente contraddistinte per la propria attività nei confronti dei temi ambientali””, in compenso abbiamo un consigliere prestigiatore, che tutto sa e niente vede, e peccato che non abbiamo un grande stilista dal nome di Rocco Barocco, che presenti una denuncia alla Procura, questa è Agrigento…………….
Grazie dell’ospitalità Sergio
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/31-agosto-2010/capri-sindaco-autorizzava-scarico-acque-nere-mare-indagato–1703672851455.shtml