Una politica che parla, scrive, ma non ascolta
L’avere spostato il confronto politico dal piano orale a quello scritto non costituisce di per se un fatto negativo, anche perché la formalità del documento può contribuire a dare maggiore trasparenza ai contenuti di quelle dichiarazioni che principalmente interessano la vita della comunità agrigentina.
La controindicazione è, invece, rappresentata dal fatto che i mittenti e i destinatari di questi messaggi si scrivono ma non si parlano. Un atteggiamento che non può essere apprezzato dai cittadini che oggi si aspettano dai partiti uno sforzo per fare rinascere la speranza attraverso un percorso condiviso che consenta di superare una crisi che è crisi di “idealità” della sua classe dirigente.
Per fare questo occorre che la politica inizi a coltivare un vero atteggiamento di ascolto rispetto a ciò che viene detto e a quanto rimane inespresso.
È inevitabile che chi riveste ruoli di pubblica responsabilità, senz’altro, anche a parlare o a scrivere. Ma, per parlare, bisogna inevitabilmente saper ascoltare. E, tuttavia, si deve trattare di un ascolto per tornare al centro della vita politica ed amministrativa.
Si ascolta attraverso una capacità affinata giorno per giorno, sapendo leggere i segni della comunità, sapendone cogliere gli elementi essenziali, sapendo vedere ciò che serve o ciò che è utile.
Ma pure ascoltando in senso proprio, ossia accogliendo i cittadini che esprimono le loro questioni, chiedendosi come risolverle, se è lecito risolverle e dicendo con chiarezza i no che pure vanno detti, quando le richieste non sono pertinenti, quando ledono i più elementari principi di correttezza o, anche solo, di buon senso.
Ma, c’è un ascolto che ha anche a che fare con l’uso della parola. Spesso si abusa di essa. La parola va riportata alla sua essenzialità, alla sua verità. Va usata con sobrietà. C’è una sobrietà nello stile, c’è una sobrietà nell’utilizzo dei beni e c’è, di questi tempi, anche una necessaria sobrietà nell’uso della parola.












Siete encomiabili per come vi occupate della politica e per i messaggi che inviate con costanza alla nostra classe dirigente, purtroppo non c’è peggiore sordo di chi non vuole sentire (anche perchè non ha nulla da dire). Comunque, fate bene ad insistere sperando che almeno i cittadini si svegliano da questo mortifero torpore.
Il problema vero è che questi uomini politici di oggi, e sottolineo uomini perchè a noi donne non ci danno il minimo spazio,non si rendono conto che i privilegi che conquistano restano sulla nave dove loro stessi si trovano e che sta per affondare.Ci vorrebbe in giro un pò più di dignità.
Sottoscrivo in toto l’editoriale. Purtroppo non vivo più ad Agrigento anche a causa di un ceto politico che non ha saputo creare niente per noi giovani.