Favara – Il bastimento affonda
La sentenza del Tar che ha azzerato la terza giunta Russello è stata un atto dovuto di fronte ad una grossolana “dimenticanza” in dispregio ad un preciso articolo dello statuto comunale che impone la presenza tra gli assessori comunali del 20% di uno dei due sessi. Discutere su chi ha proposto il ricorso lascia il tempo che trova.
Le conseguenze, com’è ovvio, sono tuttora sotto gli occhi di tutti e la navigazione a vista non sembra al momento trovare un approdo necessario per rifornirsi di viveri e turare le falle che imbarcano acqua da tutte le parti.
La soluzione ideale, secondo molti, sarebbe quella di tornare a riva e sostituire la nave, ma all’interno dell’aula Falcone Borsellino la cordata degli armatori considera tale ipotesi antieconomica per le proprie tasche e d’altra parte il capitano, da buon marinaio, ha deciso che sarà l’ultimo ad abbandonare la nave, anche a costo di inabissarsi con essa. Cerchiamo allora di riflettere.
Russello è stato proposto candidato sindaco da una larga coalizione anche se il suo nome è uscito fuori dopo quattro mesi di discussioni, veti incrociati, interventi esterni. Diciamo subito che quella lunga gestazione ha avuto una certa logica in quanto l’avversario da battere era tosto e , bene o male, l’esperienza Airò aveva dato un segnale forte di discontinuità se non altro per le cose realizzate e per i finanziamenti reperiti. A tal punto che a molti anziani del paese veniva in mente il ricordo del periodo a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 quando su interessamento dell’On. Lentini, Favara fu radicalmente trasformata.
La maggioranza uscita dalle urne il 28 maggio 2007, per bocca del nuovo sindaco, dichiarò solennemente non solo di aver posto fine alla cosiddetta coabitazione anomala della passata legislatura, ma di voler completare quel “poco” di buono da questa prodotto e rilanciare in maniera organica e progettuale il definitivo cammino del paese verso un lungo periodo di stabilità politica e quindi di sviluppo dei servizi sociali e civili compatibili alle esigenze dei cittadini. Ad oltre tre anni di distanza quei cittadini aspettano ancora un segnale. Non sfugge ormai a nessuno che la governabilità deve ancora mettere piede sia nel palazzo di città che in consiglio. La geografia politica nata nel 2007 sembra essere stata colpita dallo tsunami.
La volontà popolare, a cui spesso e giustamente fa appello l’unico rappresentante della Chiesa locale, don Diego Acquisto (ma dove sono gli altri parroci?) è stata disattesa in primis dai molti, troppi consiglieri comunali che trasbordano da uno schieramento all’altro senza curarsi di chi e perché li ha votati e di conseguenza dai partiti tradizionali o fai da te. Emblematica a questo riguardo la dichiarazione dell’On. Bosco che ha addirittura chiesto scusa ai propri elettori per aver candidato l’attuale primo cittadino, reo, a suo dire, di non aver varato una giunta di salute pubblica.
In democrazia i numeri la fanno da padrone e il capitano, ob torto collo, comincia a strizzare l’occhio a sinistra nella speranza non proprio remota di mettere su un’altra maggioranza, la quater, con la quale navigare a vista. Ed ecco il colpo di scena.
La componente pd “fiancoafianco” di Panepinto sembra disponibile (per carità! per il bene del paese!) a salire sul barcone. Carità o inciucio? Airò avverte che un’eventuale scialuppa di salvataggio, visti i tre anni fallimentari di Russello daranno spazio soltanto a poter chiudere qualche cerchio palesemente di parte.
Il capogruppo Sferrazza rincara la dose affermando senza mezzi termini che i panepintiani non rappresentano il PD e che nella sua qualità non è mai stato coinvolto in alcuna loro discussione.
Pur riconoscendo che un ingresso del PD nella gestione della cosa pubblica favarese non può tradire la volontà popolare, già tradita dalla sfaldata maggioranza, continua Sferrazza, una decisione così importante deve passare attraverso gli elettori e gli organi costituiti dell’intero partito, nella massima trasparenza e con un programma a termine che abbia obiettivi precisi e inderogabili.
A margine di quanto sopra, ci permettiamo di precisare e replicare a Don Diego su un solo punto della sua lunga replica alla lettera dell’ex sindaco Airò. Se per un ritorno in campo si chiede di fare ammenda per la collocazione di una statua, saremmo curiosi di sapere a quale dolorosa penitenza dovrà essere sottoposto Russello per poter almeno completare i due anni che gli restano.













Se per una statua di una donna nuda Favara non ha riconfermato la fiducia ad uno dei sindaci che ha attuato una intensa attività amministrativa, cosa sarebbe dovuto succedere a quelle amministrazioni che hanno: costruito accanto al castello chiaramonte, demolito interi rioni del centro storico, saccheggiato ville in campagna, costruito senza piano regolatore, ecc?
Quella statua non sarà un’opera d’arte, ma di sicuro non ha nulla di osceno o scandaloso.
Don Diego voglia credermi: i favaresi non si scandalizzano per così poco!
Sicuramente ci sono altre ragioni dietro la bocciatura di Airò, e la sua mancata riconferma – adesso un po’ tutti lo riconoscono – sta costituendo un’ennesima occasione persa per Favara.
L’articolo è simpatico ma mi inserisco relativamente alla questione della “venere nuda”.
Pur ritenendo che sicuramente altre sculture sarebbero state esteticamente più pregevoli dell’attuale, vorrei ricordare a Padre Acquisto, che stimo personalmente (non me ne voglia…!), che di nudità in giro ve ne sono parecchie ed anche nella nostra amata Chiesa Cattolica e, per di più, collocate all’interno di Basiliche e Santuari.
Cito, per esempio, il quadro della Madonna presente a San Giovanni Rotondo su cui pregava lo stesso Padre Pio. La Madonna è raffigurata con il seno messo fuori dall’abito in bella vista in procinto d’allattare nostro Signore.
La volta della Cappella Sistina,dove si riuniscono i cardinali in conclave, presenta innumerevoli nudità (la creazioni di Adamo ed Eva, la loro cacciata, il giudizio universale, etc)
Curioso, a tal proposito,è l’aneddoto sulla questione sollevata da Michelangelo se disegnare gli angeli con organi genitali maschili o femminili. La questione si risolse mettendoci un velo sopra per disposizione Papale in quanto gli Angeli non hanno sesso.
Quindi, al di là della mediocre fattura della Venere collocata, credo non sia il caso di ritornare ciclicamente sulla questione. Sarebbe meglio discutere ed approfondire ben altre nudità cittadine.
Leggendo di prima mattina i commenti, sul pregevole servizio di Pino Sciumé che ha come tema “il bastimento affonda”, resto un po’ incredulo e, francamente, mi viene da sorridere a sentirmi raccomandare che “quella statua non ha nulla di osceno e scandaloso”, che sicuramente “i favaresi non si scandalizzano per così poco”,… come se io avessi affermato il contrario……e poi mi incuriosisco più ancora a leggere che P.Pio pregava davanti ad una Madonna “raffigurata con il seno messo fuori“…… e quindi che i cardinali che si riuniscono nella Cappella Sistina….ecc….
Commenti surreali, forse intelligentemente ed abilmente stimolati dall’estensore del servizio Pino Sciumé, che dopo tutte le cose serie (e in parte anche davvero politicamente rilevanti, sulle attuali lacerazioni), conclude volutamente sul leggero,… si potrebbe anche pensare per distrarre un po’ l’attenzione…… richiamando della mia lunga lettera, solo il punto della statua della donna nuda…e parlare di penitenze…e penitenze…a cui dovrebbe essere sottoposto il povero….Russello….ecc…
Sentendomi, da questi carissimi amici, bonariamente ripreso e frainteso, a margine di tutto questo, inviterei tutti (anche quanti avranno la bontà di leggere questa mia precisazione) a rileggere sul sito-web della Parrocchia S. Vito, la mia lettera dell’ottobre 2006, quando, durante il Governo Prodi, parlavo di “influenza di una certa, discutibile cultura cosiddetta “progressista”, che induceva ad organizzare un Convegno “laico” sulla scienza a Genova, una festa gay con il festival “Gender Bender” a Bologna”, dove il Comune impegnava decine di migliaia di euro”.
E mi chiedevo se a Favara era proprio necessario un simile segno di “libertà”, non in un museo, ma in una pubblica piazza…frequentata soprattutto da giovani…
Quindi espressamente ponevo tutta una serie di interrogativi…rimasti, come avevo preventivato… senza risposta…
Nella mia ultima lunga LETTERA di qualche giono fa…parlando all’ex sindaco dott. Airò, al quale (a scanso di equivoci) ho voluto pubblicamente riconfermare la mia stima, ho scritto poche righe sull’argomento, solo come esempio……testualmente: “Non sarebbe il caso, per esempio, riconoscendo di avere sbagliato, di prendere pubblicamente le distanze da certa cultura radical-libertaria, estranea tra l’altro alla cultura migliore del suo partito di provenienza, come pure dei cattolici democratici ? Per essere chiaro, quella cultura che ha portato all’erezione del monumento alla Venere nuda (ormai da tutti dimenticato)”…
Insomma si vuole a Favara, oltre alla libertà che esiste, un forte incremento della cultura radical-libertaria ? Lo si dica chiaramente, prima delle elezioni…evitando di compire gesti surrettizi… magari all’insaputa di tutti, (come forse è avvenuto per la statua in questione) e con sperpero di circa 40 milioni (o forse più) delle vecchie lire…in momenti di difficoltà per tanta povera gente e per le stesse casse comunali.
Come attentissimo osservatore, Padre Acquisto, ancora una volta, ci ha voluto pregiare di una sua precisazione che assume una valenza socio-psicologica di rilevante spessore.
Mi pare d’aver capito che la questione “statua” , anche se effettivamente richiamata marginalmente nel suo discorso, va collocata nel senso di un forte richiamo alla chiarezza su delle posizioni di dipendenza laico-radicale su cui sono poggiati certi valori della sinistra ed alcuni suoi esponenti e su cui, giustamente, la Chiesa prende le dovute distanze.
Su questo aspetto e su questa precisazione sono perfettamente d’accordo.
Anzi, aggiungo che qualora chi amministra non dovesse tener conto dei valori cristiani, ormai interiorizzati nella nostra cultura, oltre che arrecare enorme danno politico, sociale e personale, produrrebbe una devastante azione morale d‘inculturazione nei confronti delle nuove generazioni che alla lunga esonderebbe in una forma di spersonalizzazione culturale.
La laicità, che trova espressione anche nell’abuso di certe libertà, produce grande ignoranza. La storia ci insegna che la religiosità è innata nell’uomo e nessun regolamento sociale potrà mai cancellarla.
La sinistra, già da C.Marx (presumo..), l’aveva capito ma il desiderio di potere spesso produce mostri e trascina con sé parte di popolo che crede in buona fede nei propri leaders.
Lo stesso C.Marx, che definiva la religione “oppio dei popoli”, si sposo con Jenny nella chiesa di San Paolo a Kreuznach . Lo stesso C.Marx che aveva teorizzato la lotta di classe per combattere lo sfruttamento degli operai che producendo plus-lavoro, e quindi plus-valore, arricchivano i capitalisti con enormi profitti, campava sulle loro spalle grazie ai soldi del profitto accumulato che gli passava l’amico Engels (industriale e figlio di industriale). Persino il grande esperimento comunista sovietico ha dimostrato la fallacità del sistema: dopo 50 anni di chiese abbattute e divieto di culto religioso, arrivata la perestrojka, le campane delle chiese cristiane sono tornate a suonare.
Dunque, è tutto da buttare? No!
Il comunismo all’italiana ha portato alle lotte per lo statuto dei lavoratori e al contenimento di una deriva liberista che ha avuto il suo epilogo nella tangentopoli degli anni novanta.
Non possiamo rinnegare il passato: fa parte della nostra storia, della nostra tradizione, della nostra identità.
Ma per ritornare alla questione di merito, concordo con P.Acquisto nel dire che la sinistra e tutti i suoi esponenti favaresi, al di là delle “venere nuda”, devono chiarire, una volta per tutte, la propria identità cultural-religiosa se vogliono aprire una stagione di dialogo con quella parte di popolazione che avanza delle riserve politiche nei loro confronti e a cui bisogna protendere se si vuole allargare il proprio bacino elettorale.
Questo, in ultima analisi, credo che sia il senso dell’intervento di P.Acquisto. Ed è ovvio che un uomo di chiesa, partecipe della realtà cittadina favarese, debba richiamare dall’alto del proprio magistero il popolo e i suoi politici. Suonerebbe male se fosse il contrario.
Carissimo Don Diego, come sempre devo darLe atto della saggezza con la quale esprime le Sue considerazioni Mi preme sottolineare che il riferimento alla galeotta statua (devo dire forse inopportuna o forse collocata in un luogo sbagliato)non voleva mirare, almeno da parte mia, ad alleggerire la problematica dell’articolo offerto alla riflessione dei lettori. Ai quali peraltro, Lei fa riferimento, ovviamente, come gli unici che avranno il diritto di giudicare l’Amministrazione in carica. A noi non resta altro che informare la città su quel che avviene in itinere basandoci su elementi oggettivi che riguardano il presente, il passato e il futuro. Ammiro e condivido la sua insistenza sul rispetto della volontà popolare che ha espresso la figura dell’attuale sindaco, resto però perplesso sui ruoli di maggioranza e minoranza che, motu proprio, hanno cambiato connotati e posizionamenti. Ribadisco con forza il vero punto che ci divide: la governabilità del paese. Essa passa necessariamente dalle decisioni del primo cittadino e su questo versante tre lunghi anni non sono ancora bastati per dare un minimo segnale di discontinuità su un passato a cui Lei, legittimamente, rimprovera una cultura radical-libertaria. Da cattolico sono pienamente d’accordo, da cittadino cattolico io attualmente vedo soltanto inefficienza, stasi amministrativa, lotte interne, e soprattutto poca, molto poca programmazione politica.
Io non credo sia verosimile e giusto pretendere che il popolo si dichiari o si mostri “a priori” politicamente dalla parte di un’identità cultural-religiosa che rifiuti quella che è stata definita cultura radical-libertaria. Ciò mi risulta anacronistico e fin troppo distaccato dalle dinamiche globali che ormai circondano tutti e in particolar modo i giovani. Ma soprattutto io credo che oggi ci sia più che mai bisogno di quella volontà passionale di “cambiare” tipica dei movimenti e del pensiero della sinistra vera (che oggi si fatica così tanto a vedere). Naturalmente bisognerebbe rivedere quasi tutto. E non soltanto perché la sinistra ha avuto le sue contraddizioni (ai diversi livelli, come puntualmente riportato nel commento precedente), ma soprattutto perché sono cambiate le forze in gioco ed in particolare è cambiato il nemico contro cui combattere. Egli non è più un pragmatico capitalista ma è un intero sistema che tramite la tv e la comunicazione di massa ha costruito questa società consumistica dalla quale non è più possibile tirar fuori il fiato. Ed è stato questo sistema a tradire i valori cristiani (non la cultura radicale e di sinistra). E non riesco proprio a capire se è per incapacità di visione o se per cinismo politico che la “cultura cristiana” si rifiuta di prendere atto di tutto ciò e di sperare che ad offrire un mezzo per reagire possa essere lo spunto di passione per l’uomo di una sinistra ritrovata.
Insomma, quello che voglio dire è Peppone e Don Camillo sono morti entrambi…vabbè facciamo che Peppone è morto e Don Camillo è molto anziano e non ha capito che la tv ha fatto più danni del comunismo. Al loro posto vi è una società globale spietata che opera forme di fascismo psicologico e morale, politici non più capaci di concepire il bene pubblico e cittadini la cui misura di amore per il prossimo si esprime nel cinismo con cui sono capaci di buttare la spazzatura nel mezzo della campagna. E poi vi sono altri cittadini che vorrebbero che le cose cambiassero e devono decidere cosa fare: ecco, non ditemi che il punto è prendere le distanze da alcuna forma di laicismo o da richiami ad altre ideologie, i problemi sono altri.
Le precisazioni degli amici chiamati in causa con il mio post mi sembrano opportune, “sapienti” e convincenti. All’amico Sciumé, con l’affettuosa ed accresciuta stima di sempre, dico di non capire molto la differenza che c’è tra “cattolico” e “cittadino cattolico”, essendo l’efficienza amministrativa x la governabilità di un paese, una dote da richiedere comunque, da cui non è moralmente lecito prescindere al momento di fare una scelta di persone. La DSC offre principi di valutazione, attingendo dalla fede, ma alla luce della ragione, che impegna tutti, credenti e non. Ecco perchè su taluni principi essenziali, come ad esempio la difesa della vita, dal momento del concepimento sino alla sua naturale conclusione, abbiamo prese durissime di posizione da parte di veri LAICI (con la lettera maiuscola)che si professano non cristiani e addirittura non credenti.
Per quanto riguarda l’ultimo post di Lo Conti…le considerazioni mi sembrano ovvie…ogni scelta (nessuna esclusa) è sempre frutto di una cultura….la cultura cristiana vuole essere un servizio alla migliore tutela della qualità della vita umana, anche in questo contesto di processo di globalizzazione, che richiede ancora più impegno e resposnabilità che nel passato x poterla orientare al meglio (o al meno peggio)…senza volere imporre mai niente a nessuno…in democrazia ogni partito elabora il suo progetto culturale di governo…accoglie come candidati solo quelli che vi adericono e lo accettano e comunque ogni candidato quando chiede la fiducia del popolo ha il dovere di parlare chiaro e manifestare le sue idee di governo della cosa pubblica (non privata)…
Per quanto riguarda la folkloristica immagine di don Camillo e Peppone…beh ! possono morire e invecchiare le persone…ma le idee valide (anche se momentaneamente dovessero subire sconfitte) non invecchiano e non muoiono mai.