Dopo la ritrovata unità sindacale, la provincia di Agrigento ha bisogno di un grande Cartello Sociale
Alla fine di luglio a Licata, in un incontro “a porte chiuse”, i vertici provinciali di CGIL, CISL e UIL, prendendo in esame le diverse emergenze del territorio agrigentino hanno ritrovato una volontà unitaria e hanno deciso di dare vita ad un’ azione sindacale congiunta, fondata sui tentativi di rispondere ai bisogni delle comunità, per “costruire una rampa di lancio dell’economia e del lavoro che chiami in causa tutti gli altri indispensabili attori sociali ed istituzionali”.
Quasi cinque anni fa, nell’oratorio della parrocchia di Santa Croce a Villaseta, per iniziativa dei sindacati CGIL, CISL e UIl, e dell’Ufficio Diocesano di Pastorale Sociale nasceva il Cartello Sociale per la rinascita di Agrigento. Con un fitto calendario di incontri venivano create le premesse per una programmazione partecipata dello sviluppo del territorio, che trasformasse i quartieri cittadini da problema a risorsa. Un metodo, ovviamente, da applicare non solo al capoluogo ma a tutta la provincia.
Il pensiero ritorna a quella iniziativa perché il problema che interessa affrontare in questo momento, o più esattamente i due problemi che si intrecciano, riguarda lo stato della cultura della classe dirigente locale e nello stesso tempo come togliere al confronto quel carattere partigiano che lo connota e finisce con l’appiattire e più ancora con il delegittimare la politica.
Sviluppare questo spazio di elaborazione e di dibattito, svincolarlo dagli appetiti di una politica vociante ma debole, sostenerlo nella sua creatività ed indipendenza, è un obiettivo di sistema, un vero e proprio traguardo di democrazia. Anche per offrire ai giovani strumenti e prospettive di vero interesse per la cosa pubblica e per la cultura civica.
Ecco perchè è arrivato il momento di aprire le porte. Ecco perché il Cartello sociale per la rinascita di Agrigento andrebbe rispolverato e rilanciato. Ecco perché, mai come in questo momento, è necessario dispiegare esempi, investimenti e contenuti. Ecco perchè è necessario che ci siano persone e istituzioni che si prendano a cuore l’investimento in cultura civica, al di là delle tifoserie o delle finalizzazioni politiche.
Nello stesso tempo servono contenuti, che non possono discostarsi troppo da una sensibilità politica, culturale e istituzionale che faccia i conti a viso aperto con il cambiamento, ma che abbia anche l’ambizione di orientarlo tenendo conto in concreto delle esigenze della gente.












