I retroscena sull’operazione “Ultima Spiaggia”. Oggi rimpatriati 70 clandestini
All’indomani del blitz effettuato dal Commissariato di Polizia di Palma di Montechiaro denominato “Ultima spiaggia”, che ha portato al fermo di 7 persone e all’individuazione di un vero e proprio traffico di clandestini dall’Africa verso l’Italia, arrivano le prime ricostruzioni della vicenda.
Secondo quanto dichiarato dagli inquirenti i 106 sedicenti egiziani, maghrebini, palestinesi e tunisini, giunti sulla costa agrigentina in perfette condizioni di salute, e sorpresi la notte tra mercoledì e giovedì scorsi nel casolare di contrada “Vincinzina” a Palma di Montechiaro, non sarebbero arrivati con il classico barcone.
Si parla, infatti, della probabile presenza di “nave madre” che giunta al largo del mare antistante Marina di Palma avrebbe sbarcato gli immigrati tramite l’utilizzo di gommoni.
“Sono ormai finiti i tempi in cui avvenivano sbarchi di disperati, ammassati su barconi fatiscenti” hanno detto il questore di Agrigento, Girolamo Di Fazio, ed il procuratore della Repubblica Renato Di Natale. “Gli immigrati, infatti, ormai si sono riuniti in bande ben organizzate che studiano nei minimi dettagli il luogo in cui sbarcare. I nuovi arrivati vengono subito rifocillati, e forniti di nuovi abiti alla moda. Poi vengono accompagnati in piccoli gruppi a Catania o a Palermo, da dove, raggiunta la stazione ferroviaria, partono alla volta del Nord Italia”.
Un’indagine, quella brillantemente conclusa dalla Polizia, a cui gli inquirenti sono arrivati dopo il suicidio di un extracomunitario avvenuto il 28 giugno scorso nella camera di sicurezza della questura di Agrigento. Quella sera, infatti, un marocchino di 22 anni si impiccò con il cordoncino del costume da bagno che indossava.
L’immigrato era stato arrestato a Palma di Montechiaro dopo una rissa avvenuta fra italiani ed extracomunitari. Dopo il fermo il marocchino riferì alla polizia che alla base del litigio vi erano ragioni legate al traffico dell’immigrazione clandestina, che vedeva Palma di Montechiaro come base d’arrivo di migliaia di nordafricani. L’uomo, poi, forse si sarebbe pentito del suo racconto tanto da decidere di suicidarsi. Un’informazione, però, risultò preziosa tanto da permettere ai poliziotti di sviluppare le indagini e di incastrare la banda.
Intanto stamattina la capitaneria di porto di Licata ha trovato e sequestrato una piccola imbarcazione che i clandestini avrebbero utilizzato per giungere a riva dopo essere stati sbarcati dalla ipotetica “nave madre”. Il piccolo natante, che in precedenza era stato lasciato sull’arenile di Marina di Palma, a quanto pare aveva ripreso il largo. A scorgerlo e a bloccarlo è stata una motovedetta della Guardia Costiera.
Nel frattempo continuano le ricerche della polizia mirate al ritrovamento dei 30 extracomunitari riusciti a fuggire durante il blitz. Tre di loro sono già stati rintracciati mentre degli altri non si hanno ancora notizie. I 70 fermati, invece, entro stasera verranno rimpatriati tramite un volo di linea diretto a Il Cairo che partirà dall’aeroporto di Catania.
Oggi, infine, si attendono gli interrogatori delle sette persone arrestate ieri mattina:
Gioacchino Arcadipane, 46 anni, detto “Bin Laden”;
Luigi Di Falco, 59 anni, detto “Pidaloru;
Gioacchino Mario Vitello, 48 anni, detto “Iachinu u pisciaru”;
Salvatore Vitello, 34 anni, detto “Brancaleone”;
Helcam Mohmed Elka Sme, 34 anni;
Mohmed Saed Kalel, 26 anni;
Zoura Ahmed Rabie Ahmed, 24 anni.
Cecilia Gaetani











