Adragna: “Il nuovo Pd c’è già”
A volte, d’estate, capita che il tempo volga improvvisamente al peggio e, dopo una bella giornata di sole, s’abbatta un temporale, forte, violento, ma anche breve. Credo che le turbolenze emerse a fine giugno nel PD in Sicilia appartengano a questa categoria, non per fede cieca verso un modello di partito tradizionale, inossidabile in un ‘centralismo democratico’ che, si scusi il gioco di parole, ha fatto da tempo il suo tempo, ma perché il partito nuovo e diverso vagheggiato da alcuni colleghi può tranquillamente vedere la luce nell’attuale assetto del PD in Sicilia, come testimoniato già a suo tempo dal documento approvato dall’assemblea regionale del partito del 19 dicembre che ha fatto propria la relazione del segretario Giuseppe Lupo.
In caso contrario, l’impressione è che s’assista solo a una presa di posizione correntista. Questo perché la questione politica sollevata, seppure all’apparenza molto importante – “cosa deve fare il PD nei riguardi della giunta Lombardo” – mi pare una falsa pista, già superata dall’evoluzione dello scenario politico. Il punto non è cosa dobbiamo fare adesso, ma quali sono le prospettive che sembrano aprirsi.
Chiunque, anche chi non segue assiduamente la politica, può capire che la Sicilia non è destinata nell’anno a venire a un periodo di stabilità politica. Sono in vista dei cambiamenti e dunque il primo dovere di un grande partito che ha l’ambizione di governare l’isola è quella di pensare al futuro e all’interesse dei cittadini siciliani. In quest’ottica, credo sia abbastanza chiaro che il PD non debba né andare al governo né chiedere le elezioni anticipate, qualora le circostanze possano ipotizzarle.
La Sicilia presenta problemi particolarmente impellenti cui la politica deve dare delle risposte. Se queste non arrivano dalla giunta e dagli altri partiti politici, deve essere il PD a proporre soluzioni. I problemi venutisi a creare con la gestione privata del servizio idrico e la sfida che il PD siciliano ha lanciato al Governo per impedire costi alti e scadimento della qualità, così come avvenuto nel settore dei rifiuti, le prospettive date dallo sviluppo di fonti energetiche alternative ed ecocompatibili, a partire dal fotovoltaico e, naturalmente, la cruciale questione dell’infiltrazione mafiosa nelle amministrazioni locali sono punti su cui costruire una politica riformista, moderna e rispettosa dell’ambiente. Aggiungo che ai cittadini interessa di più avere un PD che si batta per la scelta di un sindaco con elezioni con la doppia scheda – una per l’amministratore e l’altra per i consiglieri comunali – per togliere i primi cittadini, il più delle volte, dal ricatto della maggioranza, piuttosto che sapere di fare parte di un organismo federale, non centralista e indipendente da Roma.
Su questi temi occorre rilanciare il confronto con il Governo regionale proponendo una visione condivisa dalle forze politiche oggi all’opposizione come l’UDC.
Per quanto riguarda il partito federato, così come previsto dal nostro statuto, non v’è dubbio che sempre di più debba crescere l’autonomia degli organismi del Partito, che hanno il dovere di esprimersi liberamente senza subire le pressioni delle correnti, e che ciò debba avvenire sposando le ragioni del territorio ma, tutto ciò non deve determinare il divorzio dal Partito nazionale.
Benedetto Adragna












