Favara – Parla uno sfollato di Via del Carmine
“Ci sono nato in Via del Carmine, 55 anni fa, lì ho vissuto tutta la mia vita, l’infanzia, la giovinezza. Mio padre col suo banjo dilettava i vicini di casa, tante famiglie che col tempo sono andate via, a vivere altrove.
Eravamo rimasti in pochi ad abitare in quella strada, io addirittura avevo ristrutturato la mia casa e quando papà ci lasciò rimanemmo soli io e mia madre, oggi ottantaseienne. Poi all’improvviso la mattina di quel dannato 23 gennaio cambiò tutto”.
A parlare è Angelo Di Rocco, un impiegato del servizio della Sicurezza di Villaseta, sede del giudice di pace. Nei suoi occhi brillano ancora le sensazioni provate alla vista delle macerie accumulatesi di fronte la sua casa: ansia e rabbia, dolore, un dolore infinito che si porterà addosso per sempre, il piccolo Giovanni che lo aspettava e gli prendeva la mano, per sentirsi grande. Proviamo a fargli qualche domanda. Cosa ricordi, a parte la tragedia, di quella mattina? “Qualcuno entrò ad ispezionare la casa, mia madre, molto anziana, era ancora a letto, scattavano fotografie dappertutto. Poi un altro mi disse che dovevamo lasciare la nostra abitazione, immediatamente, solo il tempo di prendere alla rinfusa un poco di biancheria… Mi sentii impotente, bloccato, dissi che mia madre… non è un problema! è già pronta un’ambulanza!… a proposito avete dove andare? balbettai della nostra piccola casa di campagna. Detto fatto.
Misero mia madre su una brandina e via, ci lasciarono in contrada Fegotto, vicino la residenza estiva delle suore, faceva freddo, mia madre voleva tornare a casa…” Le mani di Angelo sono nervose, ma stranamente la sua voce è serena, ma di una serenità mista a rassegnazione. Gli chiediamo: sicuramente si saranno occupati di voi, qualcuno del Comune sarà venuto a trovarvi.
“Abbiamo vissuto due mesi da incubo. In campagna non avevamo quasi nulla. Mi sono procurato una stufa a gas e non ti dico ciò che ho dovuto affrontare per procurami il necessario. Il trauma subìto si trasformò in una forte depressione, uscivo ogni tanto per fare la spesa e comprare le sigarette, il resto del tempo ero sempre a letto. Ho dovuto assentarmi dal lavoro, mi sono mangiato le ferie, anche se stavo malissimo, non volevo vedere nessuno. Una visita ogni tanto di qualche vicino. Mi chiedevi del Comune… forse non ci crederai, ma sono convinto che quelli lì neanche si ricordano che ci hanno sfollato da casa mia”.
Quindi siete rimasti in campagna tutto questo tempo? “Dopo due mesi riuscii a convincere mia madre a tornare in paese. Per fortuna cominciavo a stare meglio e così trovai un buon appartamento lungo il corso Vittorio Veneto, in affitto, dove tuttora io e mia madre viviamo. Anche per lei è finito un incubo, pur se ogni giorno vuol tornare in via Del Carmine, ma è ancora tutto sotto sequestro. Ti confesso però che io di tornare non ne ho voglia. Ormai non c’è più nessuno. Non credo e non ho fiducia che la situazione si normalizzerà. Il vecchio centro storico l’hanno fatto morire”.
Quindi, gli chiediamo, preferisci pagare l’affitto. Ma non ti hanno detto che il Sindaco e il Presidente della Regione hanno promesso… “Ne ho sentito parlare, ma dicono che non ci sono soldi, e poi so che i miei vicini di casa stanno peggio di me. Specialmente quelli che si trovano al Boccone del Povero. Così com’è venuta, questa disgrazia ce la dobbiamo tenere. Ogni tanto, come sto facendo adesso, vengo a vedere da lontano la mia casa. In fondo siamo fermi al 23 gennaio, togliendo le case abbattute. Un giorno forse chiederò spiegazioni e risarcimenti. Sempre che riesca a dimostrare alle autorità, di cui tu parli, di essere favarese, di chiamarmi Angelo Di Rocco e di aver abitato la mia casa, in via del Carmine, dalla nascita al giorno più tragico della mia vita”. Ci salutiamo cordialmente. Questa chiacchierata si è svolta a Favara, nella via Umberto, il 25 giugno 2010. A scanso di equivoci non stiamo parlando di un ipotetico villaggio sperduto del Madagascar.













HA LEGGERE QUESTE RIGHE,CI SI TROVA AD ESSERE INERMI,IMPOTENTI MA CON TANTA,MA TANTA AMAREZZA.DICO IO:E’ MAI POSSIBILE A SEI MESI,DALLA DISGRAZIA CONTINUARE A MENDICARE O A ELEMOSINARE IL RISPETTO DELLA DIGNITA’ DELL’UOMO???E’ MAI POSSIBILE TENERE I NOSTRI CONCITTADINI SFRATTATI DALLE LORO CASE E NON SAPERE QUANDO E COME POTRANNO RITORNARE NELLE LORO DIMORE?? E’ MAI POSSIBILE TENERLI ISOLATI SENZA NESSUN CONFORTO COME SE’ FOSSERO CARNE DA MACELLO ?? NON FACENDO CAPIRE LORO L’IMPORTANZA SPIRITUALE E GIURIDICA CHE RAPPRESENTANO PER LA COLLETTIVITA’ FAVARESE???SIGNOR SINDACO,HA MAI CERCATO DI OTTENERE PER IL NOSTRO PAESE ,DOPO IL DISASTRO DEL 23 GENNAIO, QUALCHE LEGGE SPECIALE , DEI FINANZIAMENTI PARTICOLARI DALLA REGIONE,DALLO STATO O DALLA PROVINCIA REGIONALE DI AGRIGENTO????DA QUELLO CHE OGGI NOTO,VEDO E SENTO SI E’ AVVERATO QUELLO CHE TEMEVO:AVER FATTO SPEGNERE I RIFLETTORI SU’ CIO’ CHE E’ ACCADUTO.MARU NANTRI CA CI NCAGLIAMU!!!!!!!!P.S.PER ALMENO DUE LUSTRI AVREMO ANCORA QUESTE CASE DEMOLITE E DIROCCATE.DIRETTORE,MI PERDONI ANCORA UNA VOLTA PER IL MIO SFOGO,MA SENTIVO IL BISOGNO DI ESPRIMERE IL MIO PENSIERO.GRAZIE!!!!