Il ruolo primario della formazione nei processi di sviluppo locale

di (vedi sotto)

1140__320x240_aleAl fine di offrire un ulteriore contributo al confronto che si sta sviluppando sul nostro sito, riguardo al futuro del Polo Universitario di Agrigento, volentieri pubblichiamo la lettera che il presidente di Confimpresa – Euromed, Alessio Lattuca, ha fatto pervenire al Rettore dell’Ateneo palermitano, Roberto Lagalla il 17 marzo dello scorso anno.

Lettera così riscontrata: ” Ricevo con piacere la sua gradita nota e, nel condividere le riflessioni relative al ruolo primario della formazione nei processi di sviluppo locale, resto a disposizione per ogni eventuale forma di collaborazione e confermo il personale impegno a favore  del Polo universitario di Agrigento”. Firmato Roberto Lagalla.

Illustre Professore,

richiamo parte della lettera inviata al Sindaco di Agrigento in data 30 luglio 2007, contenente alcune considerazioni in ordine a problematiche connesse alla mission della città, a politiche di sviluppo e tra queste al significativo ruolo che l’Università può svolgere a favore della Comunità: “Alla luce delle valutazioni espresse è emersa l’urgenza di riconsiderare le scelte fin qui operate dalle società interessate (vedi piano di impatto ambientale) e stabilire un programma: in linea con l’idea di sviluppo già individuata e, ovviamente, più adatto alle reali esigenze.

Per potere cogliere – soprattutto – le opportunità offerte dalla normativa regionale, nazionale e comunitaria e, in ultimo, dalla “Carta degli aiuti regionali” che individua le migliori politiche per le aree svantaggiate dirette a creare condizioni favorevoli per attrarre investimenti.

Un dibattito ampio, concentrato sull’esigenza ( per raggiungere tale obiettivo e potere competere nell’ambito dell’area di libero scambio, che le politiche dell’UE con il Protocollo di Lisbona hanno stabilito per il Mediterraneo a partire dal 2010) di puntare su asset irrinunciabili quali le infrastrutture nel senso più ampio (porti, aeroporti, ferrovie, autostrade, scuola, università) e la valorizzazione dell’impareggiabile patrimonio composto da beni culturali ed ambientali.

L’esigenza di puntare sulle infrastrutture immateriali deriva dall’assunto che non è possibile ipotizzare sviluppo in assenza di capitale umano.

Si tratta, tutto sommato, di una equazione facile da definire: livelli più elevati di istruzione, maggiore competenza sono condizioni necessarie per sostenere livelli di espansione e sviluppo adeguati alle moderne esigenze.

L’Università di Agrigento, seppure nata da poco tempo, ma sviluppatasi progressivamente, avrà l’immane compito di sostenere il progetto e svolgere un ruolo significativo per diventare un luogo di studio nel campo umanistico e laboratorio per il sapere tecnico e tecnologico, funzionale alla crescita del territorio.

Un’occasione indifferibile per lo sviluppo che oggi più che mai la Provincia di Agrigento non può non cogliere tenuto conto, peraltro, che gli aiuti comunitari, destinati alle realtà obiettivo uno(a ritardo di sviluppo), cesseranno con il 2013.

Scelte opportune e mirate potrebbero contribuire a creare le condizioni perché questo luogo geografico con le sue qualità ambientali , con la sua posizione, con la sua storia e la sua stratificazione culturale e archeologica, con la presenza dell’Università, con la presenza dei porti, possa assumere il ruolo – che storicamente e geograficamente gli compete – di cerniera strategica tra le due sponde del Mediterraneo”.

Sono sempre  più sicuro che il dibattito attorno al ruolo dell’Università sia  argomento particolarmente sensibile perché si occupa di cibo per il cervello, di educazione, di formazione e di formazione di “classe dirigente”.

Pertanto è materia preziosissima che deve essere trattata con il cesello e non con la clava (come recentemente accade nella città di Agrigento con l’unico risultato di produrre diseconomie e guasti irreversibili).

E, soprattutto, deve riguardare l’intera comunità  (e non soltanto il ceto politico), che ha il diritto -  dovere di esprimersi su una questione di vitale importanza per la mission della città ed indispensabile per un organico sviluppo socio economico.

D’altrocanto  la Comunità  dovrebbe dimostrare maggiore effervescenza su una questione che riguarda le nuove generazioni: che hanno il diritto di fruire delle stesse opportunità offerte ad altri giovani in luoghi  più evoluti e ovviamente le famiglie che dovranno sopportare minori sacrifici e costi inferiori per assicurare ai figli il diritto allo studio.

La Comunità, tuttavia, ha il dovere di rassicurare l’Università di Palermo sulla certezza degli investimenti e  il diritto di richiedere maggiore impegno in termini culturali ed economici: per agire verso la costituzione di un  Polo Universitario di eccellenza:  attrattore di risorse e propulsore  di  rinnovamento sociale.

Ovviamente per rilanciare il ruolo dell’ Università, la Comunità  si trova di fronte ad una grande sfida: rimettere la conoscenza, il sapere, il capitale umano al centro della politica, dell’economia, della società, per creare una vera democrazia economica.

A tale proposito risulta  indispensabile stimolare  l’interazione tra il pubblico e il privato, attraverso strutture di ricerca legate alle imprese e con l’inserimento di risorse umane altamente qualificate: a partire dal potenziamento della Facoltà di Archeologia che è destinata a svolgere un ruolo fondamentale nell’ambito delle politiche previste per l’Area di Libero scambio nel Mediterraneo e di una rinnovata attenzione alla  ricerca sulle nanotecnologie, alla ricerca e restauro di archeologia marina  e alla creazione di laboratori (anche a cielo aperto) che possono attrarre studiosi e cultori di tutto il pianeta.

L’Università di Palermo, intanto,  potrebbe lanciare un segnale significativo, trasferendo la “Biblioteca di Archeologia” nella Città di Agrigento, quale straordinario ed unico luogo deputato ad accoglierla.

Per dimostrare che l’Università di Palermo vede in Agrigento l’estensione della propria vocazione e  quindi concorra perché possa assumere il ruolo che le è proprio: una magnifica vetrina del Mediterraneo che lo rappresenti in tutti i suoi aspetti.

Per sostenere, culturalmente, economicamente e, perchèno, emotivamente:  una realtà che registra un sistema economico,  basato prevalentemente sulla piccola impresa, che certamente non favorisce  quei grandi investimenti in ricerca e sviluppo di cui ci sarebbe bisogno.

E far si  che  il luogo dove si fa ricerca (l’Università) e quello dove la ricerca dovrebbe dare i suoi frutti producendo innovazione (l’impresa), collaborino per creare  poli territoriali di innovazione e sviluppo (anche attraverso consorzi, come avviene un po’ in tutti i paesi sviluppati), per utilizzare i fondi del PON Ricerca e, possibilmente, le enormi risorse  di Industria 2015, entrambi messi a disposizione (a favore del Sud) dal Governo Centrale.

Nella comune convinzione che Università, Ricerca e Innovazione costituiscano una priorità e una immensa opportunità per il futuro della Comunità, il sistema imprenditoriale e l’Università, nell’ambito di una mirata  collaborazione, potrebbero avviare interessanti azioni strategiche.
Tale collaborazione potrebbe  offrire un contributo concreto per lo sviluppo culturale, sociale ed economico dell’intera provincia (e non solo), attraverso la costituzione di un asse in grado di mettere insieme  le  esperienze maturate all’interno dei rispettivi sistemi.
In un contesto di decentramento e valorizzazione delle autonomie, diventa sempre più importante l’azione di organismi che riportino a sistema le singole esperienze.

Il sistema imprenditoriale e l’Università – che già svolgono una significativa funzione di rappresentanza delle realtà locali -  potranno implementare attraverso un’azione di raccordo il loro ruolo in reti  solide e competitive.
La valorizzazione della qualità, in merito all’utilizzo di risorse umane e finanziarie e lo sviluppo delle competenze distintive dell’Ateneo rappresentano i primi traguardi dell’azione congiunta.

L’introduzione di buone pratiche e meccanismi efficienti faciliterà la costruzione di un rapporto virtuoso tra comunità, imprese e università.

L’internazionalizzazione del mondo della ricerca  e l’apertura dell’area di libero scambio nel Mediterraneo aprirà la Sicilia, alle nuove economie emergenti e in tale panorama l’Università di Palermo e Agrigento  potrà svolgere sempre più un ruolo trainante.
Le Comunità interessate, il sistema imprenditoriale  e l’Università potrebbero elaborare  una proposta per la diffusione di  nuove tecnologie aventi positivi risvolti sulla produzione industriale, sul benessere sociale e sull’attività del territorio per investimenti nazionali ed internazionali; per la promozione dello sviluppo dell’imprenditorialità nella comunità accademica e nei giovani laureati, favorendo nuove attività di business ( spin off) originate da attività di ricerca e sviluppo di nuovi prodotti, processi e servizi realizzati presso le proprie strutture di ricerca e assumendo una funzione di indirizzo e garanzia delle attività imprenditoriali generate all’interno delle proprie strutture.

Per rafforzare il raccordo tra università, comunità e sistema imprenditoriale  e per far emergere il patrimonio di competenze esistenti nel Polo, bisognerà  aprire i luoghi della cultura e dei saperi alla Comunità e sviluppare   una rete informativa sulle attività, le competenze e le dotazioni infrastrutturali dell’Università.

Confimpresa Euromed offre la propria disponibilità a promuovere e partecipare all’auspicabile programma di sviluppo.

In attesa di incontrarLa è gradita l’occasione per inviare i migliori auguri e i più cordiali saluti.

Alessio Lattuca

Presidente Confimpresa – Euromed

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