*Trafiletto* Capitale sociale e amministrazioni virtuose
In un contesto così lontano dagli equilibri che avevano garantito la crescita economica senza occuparsi della sua qualità e della mancanza di un’equa distribuzione della stessa, contare sull’arte di arrangiarsi e sulla capacità di improvvisare non è più conducente: occorre lavorare per definire un tratto culturale che superi il particolarismo e consenta di coltivare la fiducia negli altri e nelle istituzioni.
In questo senso, chi si occupa del rimpasto della giunta comunale di Agrigento, che tanto poco appassiona la città, non può non tenere presente che più del divario economico, la differenza di capitale sociale e di rendimento delle istituzioni si riflette oggi sulla qualità e la quantità dei diritti sociali che vengono garantiti ai cittadini.
Una constatazione che è anche foriera di speranza perchè cambiare si può e si deve, anche se non c’è alcuna possibilità di creare occasioni di crescita se ci si limita alla ricerca di incentivi finanziari piuttosto che a portare alla luce il tesoro del capitale sociale, risorsa di cui siamo cospicuamente dotati
E a questo punto entra in gioco la politica. Perchè solo un percorso integrato di interventi generosi, lungimiranti e coerenti può interrompere quei circoli viziosi che impediscono sia lo sviluppo che la formazione di capitale sociale.
Il ruolo delle istituzioni, le scelte concrete degli amministratori sono, dunque, determinanti, anche perchè non sono mai neutri: comunque nella loro azione è connessa la produzione o distruzione di capitale sociale.









