Dopo le regionali: non ci sono più alibi

di (vedi sotto)

BoniniCalano i votanti, in misura molto marcata, più dell’8%. È un “partito” rilevante, che lancia alla classe politica tutta, maggioranza e opposizioni, un messaggio chiaro e forte. Bisogna lavorare, senza alibi: non serve nulla di straordinario, bisogna far funzionare le cose, nel rispetto delle persone e delle regole.
È vero però che, dal punto di vista dei risultati, “gli assenti hanno sempre torto”. E i risultati delle 13 Regioni non sono privi di motivi di riflessione.
Le regionali non precedevano, come fu nelle due ultime occasioni, le politiche, di pochi mesi. Questa volta si è trattato di “elezioni di mezzo termine”, in relazione con la legislatura. La maggioranza di centro-destra (Pdl e Lega) partiva da due sole Regioni, anche se molto importanti, Lombardia e Veneto. Ad esse ha aggiunto la conquista del seggio di presidente in Calabria, Campania e, dopo un testa-testa molto combattuto, in Piemonte e nel Lazio
Il centro-sinistra, che conferma le quattro Regioni “rosse” – Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Umbria – mantiene la Puglia, la Basilicata e la Liguria.
Vince insomma il centro-destra, con una significativa affermazione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, molto impegnato nella campagna elettorale, e della Lega, l’unica delle maggiori forze politiche a crescere in modo considerevole. Entrambi ben sotto il 30%, le elezioni regionali dimostrano come i grandi partiti di rassemblement, Pd e Pdl, siano ancora alle prese con la loro fondazione molto rapida: c’è certamente molto da fare nella definizione del profilo e nello sviluppo della struttura interna, così come nel sistema delle relazioni di coalizione. L’Udc ha visto la sua politica di alleanze a “geometria variabile” piuttosto stabile nei risultati.
Finita una delle campagne elettorali più rissose, strillate, rocambolesche della storia recente insomma non ci sono più alibi per nessuno. La situazione non è brillante, l’Italia sta facendo bene nella crisi mondiale, ma i problemi sono tanti: occorre lavorare molto a tutti i livelli. Le Regioni, si sa, hanno soprattutto competenze sulla sanità. Noi dobbiamo andare fieri – lo si è visto in relazione al dibattito di questi mesi negli Stati Uniti – del nostro sistema sanitario. Eppure è pieno di sprechi e buchi, che è necessario colmare, semplicemente rispettando le regole e lavorando bene, ciascuno per la sua parte. E quel che vale per la sanità vale in moltissimi altri campi di politiche pubbliche. Serve, allora, una classe politica adeguata.
Avremo un paio d’anni senza significative scadenze elettorali: c’è tempo per lavorare, c’è tempo anche per far crescere le forze politiche e le vocazioni alla politica. Abbiamo, infatti, tutti bisogno di guardare avanti con impegno, con coraggio, con fiducia. A questo proposito il chiaro discorso sull’impegno, sui valori di riferimento e sulla stoffa delle persone, che i vescovi e i cattolici hanno sviluppato nei giorni scorsi, rappresenta un preciso e sereno riferimento per tutti.

Francesco Bonini

Dir. del Dipartimento di Storia e critica della Politica all’università di Teramo

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