Un laboratorio per Agrigento
La cruda analisi del presidente di Confindustria Agrigento, con i dati elaborati in relazione all’attuale situazione congiunturale, comporta una riflessione approfondita sulle cause della fragilità strutturale del nostro sistema che non può non coinvolgere, come osserva giustamente Giuseppe Catanzaro, l’intera classe dirigente e in particolare chi ha responsabilità politiche ed istituzionali.
In questa direzione il Governo presieduto da Silvio Berlusconi ha dimostrato con fatti diretti e concreti di volere porre, come giustamente rivendica Confindustria, al centro delle politiche di sviluppo l’impresa come avviene nelle aree più evolute d’Europa.
In tutte le scelte fatte per affondare la grave crisi che ha colpito tutto l’Occidente e i paese europei in particolare, si è cercato di guardare agli interessi delle aree più deboli del Paese e quindi della Sicilia e della nostra provincia.
Dovendo, tuttavia, indicare qual è l’impegno più importante che il Governo sta onorando nei confronti di tutta l’Italia, a cominciare proprio dalla Sicilia e dal nostro territorio, non c’è dubbio che si tratta della lotta senza quartiere condotta quotidianamente nei confronti della criminalità organizzata e di tutte le mafie.
Un’attività coronata da vistosi successi, grazie alla determinazione del Governo, al prezioso lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, alla crescente collaborazione dei cittadini che hanno recuperato fiducia nello Stato e nelle sue articolazioni.
Questi sforzi che il Governo è riuscito a fare, nonostante la difficile situazione, vanno valorizzati anche attraverso la definizione di un’ agenda locale che metta insieme i soggetti della provincia su temi concreti per una ricerca veloce delle soluzioni, perché così si valorizzano quelle relazioni che, costituendo la trama principale del capitale sociale di un territorio, rappresentano un metodo ed un processo teso ad aggregare e coinvolgere tutta la comunità locale in una riflessione sul proprio futuro e sulle azioni per realizzarlo.
Oggi, nella nostra provincia, siamo in presenza di lavori in corso e di impegni concreti che ci consentono di guardare con fiducia verso la realizzazione di quelle infrastrutture che possono consentire al nostro territorio di uscire dall’isolamento.
Ma per raggiungere quegli obiettivi che consentano di recuperare gli sforzi fin qui prodotti, occorre aumentare il grado di coesione sociale del territorio e mettere a registro nuovi rapporti tra i soggetti protagonisti dello sviluppo, sia pubblici che privati.
Per questo, nell’ambito di una interlocuzione evoluta e responsabile con i diversi livelli di governo, il laboratorio proposto dal prefetto di Agrigento, Umberto Postiglione, rappresenta ancora una straordinaria opportunità per definire soprattutto le coordinate di un patto per la legalità, da stringere soprattutto con gli enti locali, per impedire ogni infiltrazione della criminalità organizzata nelle attività amministrative e per sconfiggere la cultura mafiosa.
Un patto che deve vedere tra i protagonisti non solo politici ed imprenditori, ma tutte le forze sane della società civile per vincere, insieme alle forze dell’ordine e alla magistratura, la sfida più impegnativa, dalla quale dipende uno sviluppo ordinato del nostro territorio.
Una sfida che richiama al senso della responsabilità e che presuppone una strategia condivisa per approdare ad un progetto di sviluppo non per il territorio, ma del territorio.
Il “laboratorio” indicato dal prefetto Postiglione può servire anche a renderci più consapevoli che, al di la delle infrastrutture materiali di cui non si può fare a meno, occorre utilizzare al meglio quel capitale umano, soprattutto giovanile, di cui siamo notevolmente ricchi.
Per questo ritengo che bisogna valorizzare il “laboratorio” istituito dal Prefetto e, per quanto mi riguarda, sottoscrivere le parole che il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha pronunciato qualche mese addietro: “Noi che occupiamo posti istituzionali dobbiamo molto a questa provincia ed è per questo motivo che dobbiamo superare tutte le divisioni che esistono e fare di questa terra il nostro obiettivo. Abbiamo nei confronti degli agrigentini un obbligo morale, non è un regalo che noi facciamo ma è bensì un nostro compito verso questa provincia”.
On. Vincenzo Fontana











