La formazione professionale siciliana

Joseph Zambito
La formazione professionale siciliana è da parecchi anni oggetto di accese polemiche, di discussioni, di progetti di revisione e di ristrutturazione che, però, hanno sortito come effetto soltanto un grande sgomento negli operatori, alimentando, peraltro, la confusione ed il preconcetto nell’opinione pubblica.
Senza mezzi termini il sistema formativo regionale dovrà essere sottoposto ad un’attenta revisione e ristrutturazione, in modo da assicurare massima trasparenza nella gestione ed erogazione degli interventi formativi, ma allo stesso tempo dovranno essere perseguite metodologie operative chiare e funzionali utili contestualmente a tutelare i numerosi operatori della formazione professionale e migliorare l’offerta formativa complessivamente considerata. Una formazione moderna deve essere calibrata sulle reali esigenze di professionalità delle imprese, per garantire, quanto più possibile, concreti sbocchi occupazionali dopo l’intervento formativo. La formazione, dunque, deve essere finalizzata a dotare i soggetti fruitori di un adeguato bagaglio formativo e professionale che consenta loro di trovare concretamente un’occupazione consona alle proprie competenze ed aspettative.
Tale documento programmatico vuole essere una sintesi delle maggiori problematiche e, allo stesso tempo, un invito all’Amministrazione Regionale affinché si possano apportare alcune positive migliorie all’attuale sistema, quali:
- La riforma della formazione professionale dovrà necessariamente riguardare l’ottimizzazione dei tempi di pubblicazione delle graduatorie, così da evitare che si perdano, per ripartizioni e discrezionalità politiche, i benefici formativi per gli utenti/fruitori delle iniziative. Nella fattispecie, sarebbe opportuno non solo vincolare gli enti a concludere le attività entro il 30.06 (attualmente il 31.12), ma anche pianificare i termini di presentazione dei progetti per ogni anno formativo (es. ogni maggio per l’annualità successiva), nonché la data di avvio delle attività (es. settembre), anche per armonizzare il sistema formativo a quello scolastico;
- Rimodellare le figure professionali in uscita, in modo da garantire una loro concreta spendibilità nel mercato del lavoro locale, favorendo dunque, l’incrocio tra domanda ed offerta formativa, grazie al costante coinvolgimento delle associazioni di categoria e delle realtà imprenditoriali. In tal modo, alle aziende verrebbe fornito adeguato capitale umano formato in seguito ai percorsi esperenziali di stage e work esperienze, come previsto da specifici interventi formativo/professionalizzanti. A tal proposito, risultano molto interessanti, seppure non ancora avviati, le finalità progettuali previste dagli Avvisi 6 e 7, ispirati dal Programma Operativo obiettivo Convergenza 2007/2013, Fondo sociale europeo;
- Appare paradossale l’impossibilità odierna da parte degli enti formatori di poter investire sulla formazione di risorse umane nel settore socio sanitario, in modo da evitare dispendiosi investimenti soggettivi per gli utenti interessati a tali percorsi professionali, oggi resi possibili solo attraverso il ricorso a corsi privati in convenzione con altre regioni. Ulteriormente, risultano irragionevoli le scelte strategiche adottate dall’Amministrazione regionale, che piuttosto di investire su percorsi formativi di utilità sociale e occupazionale (quale quello socio assistenziale), sovente destina le proprie risorse finanziarie per interventi formativi scarsamente spendibili nel mercato del lavoro locale;
- Attivazione e reale utilizzo del libretto formativo, quale strumento per raccogliere, sintetizzare e documentare le diverse conoscenze e competenze acquisite dagli allievi. Ciò al fine di migliorare la leggibilità e la spendibilità delle competenze e delle professionalità delle figure in uscita dai percorsi formativi, così da garantirne realmente l’occupabilità.
- Avviare un processo di semplificazione delle procedure di progettazione, gestione e rendicontazione utilizzando adeguate tecnologie telematiche che possano rendere maggiormente efficaci ed efficienti le azioni di pianificazione, controllo e monitoraggio degli interventi formativi proposti e di ogni altro servizio connesso. In particolare, si auspica il ricorso a strumenti e procedure telematiche che snelliscano e ottimizzino i processi operativo/gestionali, come avvenuto positivamente con il Catalogo dell’Offerta Formativa Regionale. Oltremodo, si prospetta un‘armonizzazione dei sistemi informativi di raccordo tra gli enti gestori e gli uffici periferici dell’Assessorato e territorialmente competenti;
- Un serio controllo sugli audit di accreditamento, spesso assenti o assolutamente inesistenti: in tal modo si potrebbe assicurare un elevato standard qualitativo, onde evitare inefficienze ed improvvisazioni nel settore della formazione. Nella fattispecie, ci si auspica l’introduzione dei seguenti criteri:
- verifiche preventive dei requisiti tecnici operativi, effettuato da parte di un apposito organismo di vigilanza e di controllo (come avviene in qualsiasi altro settore – vedi albo enti socio assistenziale - convezione per corsi REC ecc…);
- effettiva applicazione della distinzione tra accreditamenti (base e standard), al fine di consentire una concreta distinzione tra gli enti operanti nel settore di riferimento, come requisito specifico di partecipazione agli avvisi pubblici, oltre alla capacità tecnico finanziaria, intesa come premialità per gli enti portatori di esperienze pregresse nel settore (tramite finanziamenti pubblici e/o privati);
- per garantire uno elevato livello qualitativo relativamente agli operatori della settore della formazione si propone di istituire:
- a) gli albi provinciali dei formatori e degli operatori a cura del SUPL territorialmente competente, in modo da generare una efficiente banca dati per il reperimento di adeguato personale, distinto per professionalità, ambiti disciplinari e titoli;
- b) parallelamente e in via preferenziale la formalizzazione del RUOLO UNICO SPECIALE AD ESAURIMENTO per gli operatori della formazione a tempo indeterminato in servizio fino al 31/12/2008, con una voce di bilancio specifica per assicurare il diritto allo stipendio regolare;
- c) creazione e gestione di un Registro dei formatori e istituzione di un sistema di certificazione delle competenze e delle professionalità. Tale sistema si basa sull’accertamento delle competenze, effettuata attraverso metodi analitici di valutazione delle stesse.
- rispetto dei parametri di costo, al fine di omogeneizzare i trattamenti economici in un ottica di percentuale fissa e proporzionata alle ore e alle attività formative erogate, e non più affidata alla discrezionalità;
- favorire il prepensionamento e la mobilità volontaria degli operatori della formazione professionale regionale con contratto a tempo indeterminato presso altre amministrazioni pubbliche;
- insediamento di un Comitato Permanente di Concertazione, ampliamente rappresentativo degli attori del sistema economico e sociale, col compito specifico di predisporre le linee di programmazione, le fasi sperimentali e gli assestamenti da apportare in fase di verifica;
Ritenendo che la riforma della formazione professionale in Sicilia non debba a tutti i costi assumere i connotati biblici della TERRA PROMESSA, la finalità del presente documento programmatico risiede nell’individuazione di proposte propositive, correttive e migliorative dell’attuale sistema e non già ad uno stravolgimento complessivo che potrebbe, invece, arrecare ulteriori ritardi, disfunzioni ed inefficienze nel settore di riferimento.












