Agricoltura: è allarme

di Franco Pullara

Giuseppe-Ruvolo Non è stata la solita conferenza stampa quella dell’onorevole Giuseppe Ruvolo, con il relatore che cerca di guadagnarsi simpatie nell’opinione pubblica sviolinando la lunga serie delle sue attività, ma un grido d’allarme economico e, di più, sociale.

“L’agricoltura – ha detto Ruvolo – è in perdita nel Meridione e, particolarmente, nel nostro territorio. Eppure, lontana è la dichiarazione dello stato di crisi del settore. Dichiarazione che palleggia da Palermo a Roma, passando dall’Unione europea, senza alcun risultato.

Il settore sta affrontando senza aiuti la crisi di mercato, gli aumenti dei costi di produzione stimati intorno al 63 per cento.

E mentre aumentano vertiginosamente i costi di produzione, sono in caduta libera i prezzi alla produzione, nel 2009 intorno al 20 per cento.

E’ morto il credito agrario e i fondi Fas destinati all’Aquila non sono stati integrati dal Governo.

All’agricoltura sono stati destinati solo 20 milioni di euro, ma a goderne saranno gli operatori del Settentrione per aiuti ai loro prodotti.

Sono più bravi i deputati della Lega. La Sicilia ha eletto ottanta suoi rappresentanti al Parlamento, tanti quanti quelli della Lega in diverse Regioni, ma loro riescono ad attenere ciò che vogliono.

E’ il momento di unire le nostre forze per invertire la rotta prima del collasso definitivo del sistema.

Noi stiamo facendo la nostra parte con la presentazione di emendamenti e proposte che, in qualche occasione, riescono a passare lo sbarramento.

Non abbasseremo la guardia e continueremo a portare avanti le legittime istanze dei nostri agricoltori”.

La Lega ha successo, i nostri ottanta eroi falliscono. La Lega ha rispetto per i propri elettori, fatto questo abbondantemente dimostrato in tutti i settori sociali e economici.

Il senatur e suoi uomini devono il loro successo elettorale al lavoro svolto in favore delle Regioni del nord.

I nostri eroi, nella stragrande maggioranza, non rispondono al popolo ma a Berlusconi.

Il Capo del Governo trova un muro di cemento armato chiamato Lega, viceversa non avverte alcuna resistenza tra gli eletti nel sud.

Anzi, questi ultimi stanno sull’attenti pronti al signorsì pur di fare carriera politica o per essere ricandidati.

E’ allarme per l’agricoltura e, nello stesso tempo, del sistema democrazia.

Una conferma di ciò arriva dai comitati spontanei e dalla associazioni degli agricoltori che dichiarano di essere arrivati con le spalle al muro e non più disponibili a sacrificarsi per tenere in piedi il principale settore economico della Provincia.

Si rischia di chiudere e di spezzare quel filo ormai sottile che divide il benessere dal malessere sociale nell’agrigentino.

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