Le nuove generazioni e il futuro del Paese

di (vedi sotto)

bustaffa“Vorrei che questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti, e per essa sono disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni”.
È il “sogno” del cardinale Angelo Bagnasco. È anche il “sogno” di giovani che nel nostro Paese cercano uno spazio in cui pensare e agire politicamente.
Non pochi sono negli enti locali e in diverse espressioni della società civile. Ce ne erano numerosi, più o meno motivati, nelle liste dei candidati per le ultime elezioni amministrative.
Una presenza che, se analizzata oltre le collocazioni partitiche, dice di una passione che nonostante tutto è viva.
Forse non c’è ancora l’energia sufficiente per colmare vuoti e vincere mediocrità ma si può leggere già il segnale di una volontà di impegnarsi per migliorare la realtà in cui vivono.
I giovani non temono di dare il meglio di se stessi quando si prospettano mete alte e si condivide con loro la fatica della salita. Non mancano di coraggio come continuano a testimoniare nella lotta contro la mafia.
Perché mai dovrebbero arretrare di fronte all’impegno politico se questo viene proposto e vissuto come un amore alla città che non si ferma ai cuori stampati sulle magliette con la scritta “I love”?
È tempo, anche nella comunità cristiana, di riconsiderare queste presenze, di sostenerle culturalmente e di incoraggiarle a misurarsi con i problemi e le attese del territorio perché principi e ideali si traducano in scelte concrete.
La storia dei cattolici in politica è nata e cresciuta nelle associazioni, al primo posto l’Azione Cattolica che in questi giorni ricorda il 30° anniversario della morte di Vittorio Bachelet.
Sono state scuole di democrazia e di partecipazione, sono state esperienze innervate nel tessuto sociale, culturale e religioso di paesi e città.
Gli scenari, i territori, sono oggi molto cambiati e grande é il “travaglio della cultura odierna”: in un contesto complesso e in rapido movimento l’impegno politico si pone ancora come vocazione.
Rinascerà e crescerà questa vocazione se la cultura del dono e della gratuità vincerà quella del calcolo, del conformismo e dell’apparenza. Riprenderà quota se i percorsi educativi, attraversando i paesaggi umani del nostro tempo, porteranno ad avere a cuore i problemi e le attese degli altri rompendo le croste dell’indifferenza e dell’individualismo.
Il “sogno” di un cardinale è già l’annuncio di una stagione nuova.
È anche un appello perché si superi una lettura dell’oggi più partitica che politica, perché si passi dalla contrapposizione alla ricerca di ciò che unisce, perché la dottrina sociale della Chiesa sia oggetto di uno studio che si impasta con la vita della città.
Passi da compiere per non lasciare nella solitudine i giovani che hanno il “sogno” di una politica da vivere come servizio.
C’è una Settimana Sociale nell’autunno di quest’anno attorno alla quale sta prendendo forma e sostanza una “agenda della speranza”, che vede protagonisti anche i giovani di molte diocesi e associazioni.
C’è un itinerario educativo che, ritmato dal progetto culturale, vedrà la Chiesa italiana ancor più impegnata a fianco delle nuove generazioni.
C’è un laicato che sta vivendo e qualificando forme di aggregazione inedite, promettenti, tra di esse dialoganti: Retinopera, Forum delle famiglie, Scienza & Vita.
La stagione è dunque favorevole, il “sogno” di un cardinale non è un’utopia.
Ci sono in esso un messaggio di speranza e una domanda di impegno: i giovani hanno compreso.
Non tarderanno a scrivere, con la loro intelligenza, un capitolo nuovo della storia del nostro Paese.

Paolo Bustaffa

Vorrei che questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti, e per essa sono disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni”.
È il “sogno” del cardinale Angelo Bagnasco. È anche il “sogno” di giovani che nel nostro Paese cercano uno spazio in cui pensare e agire politicamente.
Non pochi sono negli enti locali e in diverse espressioni della società civile. Ce ne erano numerosi, più o meno motivati, nelle liste dei candidati per le ultime elezioni amministrative.
Una presenza che, se analizzata oltre le collocazioni partitiche, dice di una passione che nonostante tutto è viva.
Forse non c’è ancora l’energia sufficiente per colmare vuoti e vincere mediocrità ma si può leggere già il segnale di una volontà di impegnarsi per migliorare la realtà in cui vivono.
I giovani non temono di dare il meglio di se stessi quando si prospettano mete alte e si condivide con loro la fatica della salita. Non mancano di coraggio come continuano a testimoniare nella lotta contro la mafia.
Perché mai dovrebbero arretrare di fronte all’impegno politico se questo viene proposto e vissuto come un amore alla città che non si ferma ai cuori stampati sulle magliette con la scritta “I love”?
È tempo, anche nella comunità cristiana, di riconsiderare queste presenze, di sostenerle culturalmente e di incoraggiarle a misurarsi con i problemi e le attese del territorio perché principi e ideali si traducano in scelte concrete.
La storia dei cattolici in politica è nata e cresciuta nelle associazioni, al primo posto l’Azione Cattolica che in questi giorni ricorda il 30° anniversario della morte di Vittorio Bachelet.
Sono state scuole di democrazia e di partecipazione, sono state esperienze innervate nel tessuto sociale, culturale e religioso di paesi e città.
Gli scenari, i territori, sono oggi molto cambiati e grande é il “travaglio della cultura odierna”: in un contesto complesso e in rapido movimento l’impegno politico si pone ancora come vocazione.
Rinascerà e crescerà questa vocazione se la cultura del dono e della gratuità vincerà quella del calcolo, del conformismo e dell’apparenza. Riprenderà quota se i percorsi educativi, attraversando i paesaggi umani del nostro tempo, porteranno ad avere a cuore i problemi e le attese degli altri rompendo le croste dell’indifferenza e dell’individualismo.
Il “sogno” di un cardinale è già l’annuncio di una stagione nuova.
È anche un appello perché si superi una lettura dell’oggi più partitica che politica, perché si passi dalla contrapposizione alla ricerca di ciò che unisce, perché la dottrina sociale della Chiesa sia oggetto di uno studio che si impasta con la vita della città.
Passi da compiere per non lasciare nella solitudine i giovani che hanno il “sogno” di una politica da vivere come servizio.
C’è una Settimana Sociale nell’autunno di quest’anno attorno alla quale sta prendendo forma e sostanza una “agenda della speranza”, che vede protagonisti anche i giovani di molte diocesi e associazioni.
C’è un itinerario educativo che, ritmato dal progetto culturale, vedrà la Chiesa italiana ancor più impegnata a fianco delle nuove generazioni.
C’è un laicato che sta vivendo e qualificando forme di aggregazione inedite, promettenti, tra di esse dialoganti: Retinopera, Forum delle famiglie, Scienza & Vita.
La stagione è dunque favorevole, il “sogno” di un cardinale non è un’utopia.
Ci sono in esso un messaggio di speranza e una domanda di impegno: i giovani hanno compreso.
Non tarderanno a scrivere, con la loro intelligenza, un capitolo nuovo della storia del nostro Paese.

Paolo Bustaffa

Direttore Agenzia SIR

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