Favara – Russello: “Si girano dall’altra parte”
La solidarietà fino adesso è arrivata solo con i messaggi e le parole, mentre occorrono i fatti che si concretizzano in aiuti ad una città ormai in ginocchio.
Mimmmo Russello non si è fermato un solo momento da quella tragica mattina di gennaio che ha travolto e ucciso due bimbe e cambiato la quotidianità di un paese, amareggiato e ferito.
Si stanno abbattendo un centinaio di abitazioni, alcune importanti vie di collegamento sono transennate, il povero commercio cittadino sta subendo il colpo di grazia. Non lavorano gli esercizi commerciali nei quartieri interessati all’abbattimento degli immobili a rischio.
E’ fondamentale fare in fretta.
Eliminare il rischio e riaprire le strade per non danneggiare la poca economia cittadina è un fatto indispensabile.
Il sindaco corre a Palermo accompagnato ora da questo, ora da quell’altro consigliere comunale per incontrare i loro deputati e assessori regionali di riferimento, ma, dicevamo, nulla di concreto è arrivato fino ad oggi a Favara.
E molto probabilmente nulla arriverà ad eccezione degli avvisi di garanzia, utili a individuare i responsabili e a punirli, ma lo Stato non può essere solo questo.
Lo Stato è, anche, solidarietà nazionale.
Quartieri si stanno accartocciando su loro stessi a colpi di ruspe. Gli effetti nel tessuto urbano sono quelli di un terremoto. Ci si prende in giro quando si indicano i bandi europei sulle riqualificazione urbane come la cura del male favarese.
La stessa amministrazione comunale, come qualsiasi altra civica amministrazione, non ha i mezzi e la preparazione per affrontare un’emergenza così grande.
Favara deve ricevere la solidarietà nazionale, se non deve trasformarsi in una città fantasma.
Occorrerebbe, intanto, ristabilire la pace interna alla politica locale. Si decida o di restare con gli attuali assessori o procedere, in tempi brevissimi, a nominare una squadra di amministratori appartenenti ai partiti.
Le forze politiche interessate, in considerazione della particolare emergenza, dovranno scegliere personalità adeguate al lavoro che dovranno affrontare. Non è certo il tempo del compare, ignorante come una capra, da accontentare a tutti i costi.
Con la giunta politica ci metterebbero subito la faccia, Alfano, Di Mauro, Cimino, Gentile, Bosco. I signori della politica non godrebbero più dell’attuale, sorta, di alibi che li rende meno responsabili e distanti e distinti dalle scelte di Russello.
I cittadini, dal canto loro, li vorrebbe vedere insieme a tirare il carro di Favara.
Occorrono le assemblee popolari per fare in modo che tutta una città chieda il sostegno della Nazione, che qui c’è il terremoto, ma non c’è la Protezione civile.
Per oltre un secolo i favaresi a decine di migliaia emigrati in tutto il Mondo hanno dato all’Italia valuta pregiata senza quasi nulla ricevere in cambio, ché la città è abbandonata.
Non si arriva all’attuale degrado dall’oggi al domani, dov’era lo Stato? I favaresi hanno tutto il diritto, oggi, di chiedere all’Italia l’aiuto necessario per uscire dalle emergenze.










Signori deputati comprendo la crisi, ma non ci può andare di mezzo sempre questa povera Agrigento!Aiutatela! A me ed a noi non interessa lo spettacolo insulso e deprimente ,irrispettoso e solitario,confinato ad un esercizio di potere e lontano dai nostri giovani che prendono la via dell’esilio o,se rimangono, diventano apatici e diffidenti,interessa ,invece,la proposizione e la realizzazione di opere pubbliche che sono l’unico volano per la città e per l’intera provincia(l’elenco è davvero lungo e trattasi di opere essenziali).E’ storia economica che quando le popolazioni sono in siffatta crisi è lo Stato che interviene per dare possibilità ed occasioni di sviluppo senza cadere nell’assistenzialismo che non cura minimamente l’avvenire dei giovani , ma condanna invece ad una vecchiaia triste senza affetti e senza neppure quelle strutture sociosanitarie che conferiscano aiuto e dignità e sicurezza alle persone anziane ammalate. Il mio non è populismo ma popolarismo democratico che trae origine da una precisa e ben definita concezione di vita e presuppone un procedimento ideologico che per me si aggancia all’ispirazione cristiana, dal concetto di sana laicità, dal coraggio del riformismo e dal rispetto delle prerogative dell’amministrazione locale,quale è il Comune,che rappresenta le esigenze del territorio e che deve saperle proiettare in una comunità ,la Regione Siciliana, che, secondo l’ordinamento dello Stato, deve tener conto delle esigenze del territorio se vuole davvero provocare fenomeni reali di sviluppo. (dal discorso del 17/12/2009 durante la seduta del Consiglio comunale di Agrigento)