Gardini e La Via: “No allo stop al tonno rosso”
“Da qualche tempo assistiamo ad un duro braccio di ferro per inserire il tonno rosso all’interno dell’Allegato I della CITES (Convenzione delle Nazioni Unite sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate d’estinzione)”.
E`quanto affermano gli europarlamentari Elisabetta Gardini e Giovanni La Via che, a nome della delegazione italiana, si schierano per evitare la messa al bando della pesca e della commercializzazione del tonno rosso.
Nella seduta plenaria di febbraio i parlamentari europei sono chiamati a esprimere il loro parere. “Anche se il ruolo del Parlamento è puramente consultivo – afferma la Gardini – è importante dare un forte segnale e respingere questo tentativo di mettere al bando la pesca e il commercio del tonno rosso”.
“Questa specie, secondo la Comunità scientifica, non è a rischio di estinzione; basterebbe vedere un recente lavoro presentato nel 2009 al Comitato scientifico dell’ICCAT (SCRS/2009/189) per capire che ci troviamo di fronte a un problema di gestione e non a un problema di conservazione. Sarebbe un precedente molto pesante. Per la prima volta una specie non a rischio di estinzione, con milioni di individui in vita, verrebbe inserita nell’Allegato I. E sarebbe – aggiunge Gardini – certamente un cavallo di Troia che andrebbe a scardinare un meccanismo che fin qui ha funzionato benissimo”.
“Inutile illudere i pescatori con sussidi che in questi tempi di crisi non abbiamo – continua Giovanni La Via – e considerando i tempi di riproduzione del tonno la moratoria dovrebbe durare almeno tre anni”.
L’europarlamentare Gardini, sottolinea, infine, la difficoltà ad uscire dall’elenco delle specie presenti nell’Allegato 1 poiché “dopo tale periodo sarebbe complicatissimo, per non dire impossibile – viste le caratteristiche della specie in questione e le regole del CITES – fornire quelle prove che permetterebbero di sfilare il tonno rosso dall’Allegato I. L’unico tonno rosso che potremmo trovare in commercio nel frattempo – conclude - sarebbe quello delle multinazionali che attualmente hanno grandi scorte di surgelato. Loro direbbero grazie! Noi diciamo no, grazie!”










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