2009 addio senza rimpianti – Benvenuto 2010, in te tanta speranza

di (vedi sotto)

clip_image002di Piero Mangione

Una provincia come Agrigento che ha più pensionati (147 mila) che lavoratori regolari (122 mila) può vedere rimessi in moto i consumi solo se pensionati e lavoratori avranno in busta paga più soldi da spendere, se una buona quota di lavoro nero emergerà, se le imprese si riprenderanno dai traumi, se una percentuale di disoccupati usciranno dai parcheggi ed entreranno nel mercato del lavoro regolare, insieme ai precari, e se tutte le istituzioni faranno il loro dovere  sino in fondo.

Purtroppo le avvisaglie sono preoccupanti, stante ai dati dell’Unione delle Camere di commercio che hanno rivelato il dato di fatto che in questa provincia sono   di più le aziende che chiudono rispetto a quelle che aprono, con effetti devastanti sull’economia, sul lavoro e sul socio-familiare.

Tutto ciò è accaduto ed è in atto (vedi, una per tutte, la chiusura del call-center di Porto Empedocle che dava un lavoro a 137 operatori con reddito povero -250/300 euro, legato esclusivamente alla produttività).

Ma c’è un legame strettissimo tra Provincia, Regione e Roma su alcuni aspetti non secondari, a cominciare dal fatto che i pensionati non possono acquistare tutti i beni e servizi di cui hanno bisogno e, quindi, tonificare l’economia, perché non c’è alcun aggancio reale delle pensioni alla dinamica del costo della vita e nemmeno a quella dei rinnovi contrattuali delle categorie da cui sono usciti.

Questa garanzia, utile per evitare l’impoverimento del potere d’acquisto delle pensioni rispetto all’andamento dell’inflazione, è stata fatta KO e sostituita dall’inflazione programmata (sistematicamente da tutti i Governi calcolata a ribasso e senza restituzione del fiscal drag) e dalla formula della perequazione automatica che ha prodotto un calcolo, secondo il quale l’aumento delle pensioni dal febbraio prossimo sarà dello 0,7%.

Si rifletta sugli effetti di tale “aumento” sui pensionati titolari di assegno di invalidità civile di 255 euro mensili, su quelli che hanno una pensione di vecchiaia o al minimo di 455 euro  che rappresentano il 50% dei pensionati di questa provincia.

Ora se questo anno, come si spera, l’economia si riprenderà, in Agrigento si dovrebbe fermare l’emorragia delle imprese, la caduta verticale delle giornate di lavoro, ci potrà essere spazio per il ritorno al lavoro di chi lo ha perso o non l’ha trovato l’anno scorso e con maggiori trasferimenti finanziari e maggiori entrate ai Comuni più assistenza sociale ai poveri ed ai pensionati che “vivono” sulla soglia della povertà.

Ma, in agguato c’è l’inflazione che ripartirà (già sono stati annunciati aumenti di alcune tariffe, mentre restano alte quelle dell’acqua, della raccolta dei rifiuti, del gas e dell’energia elettrica).

E se le pensioni subiranno, per l’impennata dei prezzi, un ulteriore “salasso” è illusorio sperare in una ripresa dei consumi, con l’aggravante che i maggiori costi e tasse pagati nel 2010, non saranno recuperati dal sistema attuale di “scala mobile” nel 2011.

Sul piano nazionale e regionale il 2009 non si farà rimpiangere perché è stato disastroso, pesante e luttuoso, ma in  provincia di Agrigento ha acceso, malgrado tutto, tante speranze e creato tante premesse, richiamate dal Prefetto, dalla stampa e dalle tv.

Quindi bisogna sperare sapendo che il 2010, comunque, ha ereditato un “macigno” da sollevare ed augurarsi che l’azione collettiva della generale classe dirigente agrigentina realizzi una strategia unitaria per migliorare gli indicatori economici e sociali che posizionano Agrigento alla fine della lista delle provincie.

Se i Governi (nazionale e regionale) non attiveranno i tavoli di contrattazione sulle piattaforme di  CGIL, CISL  UIL e dei pensionati, non resterà altra via se non quella dell’unità di azione e della lotta.

Dunque senza rassegnazione manifestazioni provinciali, regionali e nazionali per aprire una fase di contrattazione sociale territoriale sul welfare locale .

E verticale, per quanto ci riguarda, sull’aumento delle pensioni, sulla estensione della 14^, sull’abbassamento delle tasse, sull’aggancio reale delle pensioni ai traccianti inflazionistici, sull’assistenza dei non autosufficienti, sulle misure utili per combattere la povertà.

Con queste problematiche i pensionati staranno dentro la più generale battaglia sindacale dei lavoratori e dei disoccupati che ha come primario obiettivo fare uscire la nostra vita dalla crisi che la soffoca.

Piero Mangione

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One Response articolo: “2009 addio senza rimpianti – Benvenuto 2010, in te tanta speranza”

  1. Pepè

    Mi scusi direttore Pullara, ma questo Mangione è la stessa persona che ha firmato quell’esodo milionario a Grado, 854.000 mila euro di soldi dei lavoratori, e che per premio gli hanno assunto pure la figlia in un ente bilaterale? . Se è lui ci vuole del coraggio per parlare del sindacato che deve difendere i pensionati con le loro misere pensioni, che incita i pensionati alla lotta per ottenere un piccolo aumento, che sa fare analisi di mercato, d’inflazione programmata, e di scala mobile.
    Chi non lo conoscesse direbbe che sindacalista tutto d’un pezzo, si batte per i diritti dei lavoratori, e sembra pure ferrato in economia, parla di crisi delle aziende, di perdita di posti di lavoro, e di ultimo posto come provincia in Italia. Belle parole, sa predicare molto bene, e compagno dell’altro grande sindacalista Grado Cgil, ma razzola male, ma quando si trovava nel consiglio di amministrazione della Cassa Edile, queste belle cose non le pensava, o aveva altri pensieri in testa, “” entra o non entra mia figlia “”non gli balenava per la testa che quei soldi invece di regalarli a Grado, che non aveva nessun titolo a prenderli, potessero servire per un fine più nobile, e cioè ridistribuire queste ricchezze a quelle persone che stanno o hanno perduto il proprio lavoro nell’edilizia, e alleviare cosi la crisi economica, prima che si trasformi in crisi sociale, e per giunta che sono titolati a ricevere queste provvidenze?.

    Mangione farebbe meglio a starsene zitto e occuparsi no di misere pensioni da 400 euro al mese, ma occuparsi delle pensioni d’oro di 854.000 mila euro di buona uscita , e visto che è bravo in economia a farsi un po’ di conti, quanti piccoli pensionati dell’edilizia avrebbe aiutato con 854.000 mila euro??

    Saluti Pepè

    #809

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