Ombre sul futuro del “Lampedusa accoglienza”

di (vedi sotto)

di Federica Sciacca
gommone
I migranti intercettati al largo dell’isola delle Pelagie vengono respinti o dirottati verso Porto Empedocle, dopo l’accordo tra l’Italia e la Libia, così va verso la chiusura il “Lampedusa accoglienza”, centro di prima accoglienza di Lampedusa che gestisce i migranti che sbarcano nell’isola. Anzi sbarcavano.

Infatti, essendosi notevolmente ridotto il numero dei migranti, con questa politica di respingimenti, vanno a casa anche i 55 dipendenti del centro, dato che, per ovvie ragioni, il ministero dell’Interno non ha rinnovato la convenzione scaduta nel maggio scorso e prorogata fino al 31 ottobre. Infatti, in pratica, non ci sono più immigrati da ospitare.

“Non arriva quasi nessuno e quindi non c’è più la necessità di impiegare tanta gente”, come dichiara il prefetto di Agrigento, Umberto Postiglione. Adesso, si parla più che altro di “adeguamento al nuovo stato di cose”, ad esempio, è probabile che ci sia un nuovo bando, ma magari con diverse formule contrattuali, con chiamate al personale, di volta in volta, solo per fronteggiare le emergenze.

Nel frattempo, però, come spiega Dino De Rubeis, sindaco di Lampedusa “i due centri per i migranti non chiuderanno del tutto, vi continueranno a operare una sessantina tra militari e carabinieri del battaglione di Palermo”. Infatti a Imbriacola rimangono ancora i trenta militari che il ministro della Difesa Ignazio La Russa aveva mandato lo scorso dicembre, e poi una trentina carabinieri”. In sindaco parla inoltre di una possibile proroga al 31 dicembre “perché- come dice- il ministero non intende chiudere né il centro di contrada Imbriacola né quello di Capo Ponente”.

Federica Sciacca

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