L’italianità nel mondo: “web-intervista” al cavalier Mimmo Mangione (2 di 2)

di (vedi sotto)

6620_1128333001322_1017096780_30350843_2035577_s[1]di Antonio Fragapane

Dalla lontana Australia, continua la nostra “chiaccherata virtuale” con il Cavalier Mimmo Mangione, il quale ci fornisce ulteriori spunti di riflessione sull’importanza culturale dell’italianità nel mondo e sul suo personalissimo rapporto con la nostra (e la sua) terra.

Di nuovo ciao Mimmo, potresti riferirci quali sono stati i tipi di opere che hai rappresentato ed in quale veste (attore, regista o altro)?

In teatro, sono come un artigiano, ho fatto di tutto e faccio tutto! In veste di attore/regista, ma anche come scenografo, costumista, direttore di scena, drammaturgo; faccio anche le traduzioni in inglese di opere di grandi autori, come ad esempio Goldoni, e, ultimamente, mi sono cimentato con Dante!

Qual è il tuo rapporto con l’Italia? Hai mai nostalgia dei luoghi della tua infanzia?

Il mio rapporto con l’Italia è sempre stato quello tipico di tutti gli emigranti: odio e amore. Ho la rabbia dentro per non aver avuto la possibilità di fare in Italia tutto quello che sto facendo in Australia. Dell’Italia, non concepisco più la politica senza ideali, il potere e l’importanza che ha acquisito la mafia, gli imbrogli, rubare il pane a chi non ne ha, negare i diritti basilari a chi paga le tasse, il rumore assordante, la mancanza di privacy. Ma dell’Italia amo la cultura, la buona cucina, i miei amici, quel poco che rimane della civiltà, la creatività, la voglia di vivere! I luoghi della mia infanzia sono tristi ed abbandonati negli androni della mia memoria, ricordo, infatti, ben poco. A volte quando qualche amico mi chiede se ancora rammento quella cosa che abbiamo fatto insieme, faccio finta di ricordare ma, effettivamente – grazie ad una breve e violenta malattia di alcuni anni fa – tante cose sono state “definitivamente” cancellate dalla mia memoria! E’ stato un bene o un male? Non lo so, anche perchè tanti di questi ricordi erano piuttosto “tristi”. Ecco perchè soffro molto poco la nostalgia!

In che modo sei diventato cavaliere per meriti artistici? Ti hanno visto in teatro, hanno scritto di te sui giornali…Esattamente qual è la benemerenza? Sei cavaliere della Repubblica?

Anni fa, ho iniziato a collaborare con il Ministero degli Esteri, attraverso il Consolato Generale d’Italia e l’Istituto Italiano di Cultura di Melbourne. Ho iniziato partecipando alle celebrazioni della Festa della Repubblica (2 giugno), portando il “mio” Arlecchino di fronte a 15.000-20.000 persone. Ben presto, al Ministero si è fatta strada l’idea che la mia presenza, il mio input culturale in Australia era stato molto importante a tal punto che ero riuscito a promuovere e rilanciare l’interesse verso la lingua italiana, che gli accademici italo-australiani avevano reso noiosa, morta, di nessun interesse sociale. Ben presto mi sono ritrovato a rappresentare in teatro tutto quello, ed è tantissimo, che di interessante e di bello possiede la nostra grande letteratura.

Goldoni, Pirandello, Eduardo De Filippo, sono gli autori che visito spesso in queste mie incursioni letterarie. Gli australiani mi seguono, riempiono il mio teatro ad ogni rappresentazione. Si fermano dopo lo spettacolo per salutarmi e addirittura per ringraziarmi! Non sapevo e non ero stato informato del fatto che tutta la mia attività artistica venisse documentata e inviata a Roma, dove, stranamente, qualcuno leggeva e valutava. Nel 2007 ho realizzato la “Celebrazione per il III centenario della nascita di Carlo Goldoni”. Sono stato contattato dalla “Casa Goldoni” di Venezia, che ha collaborato attivamente alla mia iniziativa dandomi tutto il supporto di cui avevo bisogno. Da solo e con i mezzi a mia disposizione inviai la proposta del progetto alla Regione Veneto, la quale, senza neanche “batter ciglio”, finanziò l’iniziativa: mi scrissero, anzi, che si “sentivano onorati” di far parte del mio progetto! Così riuscii a realizzare lo spettacolo “Il servitore di due padroni”, una conferenza dal titolo “Teatro di Carlo Goldoni, la lingua nel teatro”, un concerto di musiche barocche e di canzoni di Farinelli ed infine una lettura di alcuni brani di Casanova, Sacchi e Isabella Andreina, con un grande successo di critica e di pubblico.

Il resto è storia, come si suol dire. Il 22 agosto di quest’anno mi è stata conferita la nomina a Cavaliere per ragioni artistiche, firmata di pugno dal presidente Giorgio Napolitano. Sono infatti “Cavaliere dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana”, con la seguente motivazione: a Mimmo Mangione, attore , regista e direttore artistico “instancabile ambasciatore del teatro italiano in Australia, ha realizzato innumerevoli produzioni teatrali con ammirevole determinazione e professionalità, pur con scarsi mezzi materiali e con notevoli ostacoli ambientali, linguistici e culturali, svolgendo anche un prezioso ruolo educativo a favore della conoscenza della tradizione teatrale italiana da parte dei giovani”.

Progetti per il futuro?

Si, Pasolini e Pirandello per il prossimo anno. Ma ne riparleremo presto!

Antonio Fragapane

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