Omofobia, parla un ragazzo gay palermitano che vive a Roma

Diversi sono i casi di omofobia che si sono susseguiti quest’estate a Roma. Le tensioni in città si percepiscono e si cominciano a prendere maggiori misure di sicurezza specialmente nella zona della Gay Street. Così abbiamo deciso di intervistare Vincenzo, un ragazzo gay palermitano che vive a Roma, per sapere le sue impressioni e come svolge la sua vita tra quotidianità e diversità (se così si può definire).
Quali sono le maggiori difficoltà sociali che riscontri nei confronti della comunità gay?
Le maggiori difficoltà le incontri con te stesso, se sei un tipo sicuro di te e della tua sessualità, non è difficile vivere una vita “normale”, se invece la tua famiglia e gli stereotipi che ci circondano influenzano la tua vita facendoti sentire a disagio con te stesso, quello è un problema che deve essere affrontato, anche con l’aiuto delle molte associazioni che esistono su tutto il territorio nazionale.
Spesso si nota una sorta di ghettittazazione consapevole e voluta dai gay nei locali notturni, come mai?
Spesso tra gay stessi ci si emargina, esistono all’interno della comunità svariati gruppi con diverse tendenze di stile, inteso non solo nel vestiario, ma anche nei gusti sessuali. Esistono ad esempio quelli fissati con le marche, i cosidetti “fashion”, oppure i “beers”, omaccioni di 200 kg pelosi. I “mascol” uomini super palestrati, i “latex” e molti altri. L’importante è avere sempre rispetto e non discriminare mai, poi a letto vai con chi vuoi e fai quello che vuoi.
Come si vivono i rapporti con la famiglia?
Sono sicuramente complicati, come ogni categoria di figlio che non è quella “standard”, molto dipende dalla famiglia, ma soprattutto da quanta voglia si ha di farsi capire e accettare. Se hai una forte esigenza un modo per dirlo lo trovi sempre e comunque anche suscitando reazioni estreme tipo essere buttati fuori da casa. In compenso esiste un’associazione molto importante l’AGEDO (associazione genitori e parenti di omosessuali) che serve e aiuta molto. In primo luogo perchè fa capire ai genitori che non sono nè i primi e nè tantomeno saranno gli ultimi ad avere un figlio gay, e poi si impara che un figlio è un figlio a prescindere dai suoi gusti sessuali.
Quali sono le principali differenze che noti tra Palermo e Roma?
In realtà la maggiore differenza che si nota è tra l’Italia e l’estero, all’estero gli omosessuali hanno meno problemi ad essere coppia e ad esternarlo, per esempio tenendosi per mano in pubblico. La differenza sostanziale che io percepisco tra Palermo e Roma è che Palermo è una piccola città e ci si conosce tutti, a Roma cambi quartiere e non conosci nessuno. Comunque Palermo negli ultimi anni ha fatto passi da gigante, io non ho alcun problema di integrazione, anche se molti miei amici non hanno naturalità nell’approccio verso chi non conoscono, si ha sempre un po’ il timore di dire “sono gay”, ma anche questo piccolo tabù sarà presto superato.
A Roma la presenza del Vaticano limita la vostra libertà di espressione?
E’ presente a Roma come in qualsiasi altra città italiana, in realtà Roma è una città molto tollerante e abituata al “diverso”. L’Italia è meno emancipata sessualmente rispetto all’Europa per l’influenza politica che esercita il Vaticano. Non abbiamo diritto a consolidare ufficilmente i nostri rapporti, e, soprattutto, la cosa che maggiormente mi fa male e paura è non poter assistere il mio compagno in ospedale e dovermi affidare alla bontà di un’infermiera senza potere esercitare alcun diritto.
I recenti casi di omofobia a Roma a cosa sono dovuti secondo te?
Sono da classificare come gli altri casi di razzismo, il “diverso” per certe categorie e ceti sociali è inconcepibile, ci sono e ci saranno sempre violenze sulla comunità gay. Anche se oggi si respira un’emancipazione nettamente superiore rispetto a vent’anni fa quando il gay era stereotipato come nel film “il vizietto”, adesso grazie all’importante lavoro svolto dai media e dalle associazioni c’è una percezione e accettazione totalmente diversa.
Cosa si può fare per migliorare la situazione attuale?
La cosa in cui credo profondamente io, ed è quella che porterà alla vera svolta per il mondo gay, è l’aiuto che possono dare gli amici degli omosessuali. La normalità dei rapporti, delle uscite, creano una sorta di scudo dove ci sentiamo protetti ma anche fiduciosi, fondamentalmente amati e rispettati per quelli che siamo. La nostra aatule lotta consiste nel raggiungimento della normalità.










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