Rigassificatore, le ragioni del “si”. Intervista a Giovanni Nocera
All’indomani della firma dell’accordo tra Enel e Regione Sicilia gli agrigentini si sono divisi. Da una parte coloro che vedono nel rigssificatore un’opera figlia di interessi economici che deturperà il patrimonio naturale ed archeologico della Valle dei Templi. Dall’altro lato quelli che individuano in quest’opera la possibilità di un importante riscatto economico per la Provincia di Agrigento.
Di quest’ultima idea sono i promotori del Comitato Pro Rigassificatore nato nel 2007 “per contrastare gli allarmismi apocalittici dei contrari al rigassificatore”. Il Comitato in questi anni ha svolto prevalentemente attività di informazione su internet e sulle testate giornalistiche, facendo intervenire i suoi esponenti in incontri pubblici e trasmissioni televisive.
Giovanni Nocera, presidente del comitato a favore del si, ci spiega le ragioni che hanno portato a sposare questa causa una parte degli agrigentini.
Giovanni Nocera, quali sono le ragioni del si al rigassificatore?
Il rigassificatore è un impianto strategico per l’approvigionamento di gas metano, necessario per diversificare i canali di arrivo del cosiddetto “oro blu”, dal quale l’Italia produce il 60% dell’energia elettrica.
Per il nostro territorio si tratta di un investimento colossale, 650 milioni di euro (oltre 1200 miliardi di lire) che certamente rappresenteranno una boccata di ossigeno per le imprese locali e per le maestranze che potranno essere impiegate, con punte di 900 operai nei tre anni di costruzione dell’impianto, in attesa che passi la crisi e possano essere pianificate strategie di sviluppo locale.
Come far fronte all’impatto ambientale di una tale opera nella Valle dei Templi?
L’opera è stata progettata per avere il minor impatto ambientale possibile, i due serbatoi di stoccaggio del metano saranno completamente interrati. C’è poi una constatazione da fare. Il Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi si estende per centinaia di ettari oltre il sito squisitamente archeologico. L’area a tutela è quindi notevolmente estesa, ma non comprende la zona di sviluppo industriale di Porto Empedocle dove è previsto il rigassificatore. Ciò significa che è fuorviante continuare ad associare le due realtà, poichè l’Ente Parco non ha competenza in quella zona, e la Soprintendenza al Mare, guidata dal pluri titolato archeologo Tusa, non ha opposto divieti.
Condivide la scelta del sito di Porto Empedocle, in una zona dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità?
Vale quanto detto precendentemente. L’Unesco tutela il sito archeologico ed il paesaggio circostante. Quanto c’è oltre i confini del Parco può avere destinazioni differenti. A meno che non dobbiamo immaginare di utilizzare i vincoli interni al parco per tutta la provincia, ma ciò significherebbe niente case, niente nuove strade, niente… tutto conservato ed intoccabile come adesso.
Perché costruire i rigassificatori in Sicilia visto che esportiamo già la gran parte dell’energia prodotta?
Da sempre si parla della Sicilia come il cuore del Mediterraneo, attracco naturale di merci da far arrivare nel resto d’Europa. La mancanza di infrastrutture ferroviarie, e del ponte sullo Stretto, non ha permesso di avere un porto merci che crei sviluppo. Adesso possiamo intercettare un canale economico redditizio, qual è quello energetico, che porti sviluppo e denaro e che lasci sul territorio ingenti somme economiche. I contrari al rigassificatore dicevano che erano tutte fantasie, l’accordo stipulato da qualche giorno dimostra che invece si tratta di soldi veri per il Comune di Porto Empedocle, per la Regione Siciliana, ed anche di benefici per l’Ente Parco che vedrà attivare un nuovo impianto di illuminazione per i Templi.
Vuole aggiungere qualcos’altro?
Credo che bisogna stare attenti alle scelte che si compiono sulla destinazione del territorio, ma non essere ideologicamente contrari a qualcosa. E’ possibile immaginare uno sviluppo integrato del territorio che preveda un potenziamento turistico e la valorizzazione del patrimonio archeologico e paesaggistico, unico al mondo, che abbiamo ereditato, e l’installazione di impianti industriali che possono portare altrettanto sviluppo e benessere.











