Vito traccia il bilancio di un anno di rapporti tra Governo e Parlamento

di Redazione

image1703“Il tema della decretazione d’urgenza è un dibattito che si ripete di legislatura in legislatura, spesso con dati non corretti. In questo primo anno di legislatura il Governo Berlusconi ha adottato un numero di decreti legge leggermente superiore a quello del Governo Prodi ma decisamente inferiore rispetto al Governo Berlusconi nella XIV legislatura. E il numero dei decreti legge rappresenta meno di un terzo dei provvedimenti presentati dal Governo all’attenzione del Parlamento”.

È quanto ha dichiarato il ministro per i rapporti con il Parlamento, on. Elio Vito, nell’intervista realizzata dal canale della Camera dei Deputati.

“Il dibattito vero piuttosto – ha osservato Vito – dovrebbe concentrarsi su quali sono gli strumenti decisionali a disposizione della politica e a disposizione del Parlamento per rispondere alle esigenze della politica con i tempi che oggi richiedono la competizione internazionale e una società veloce. I decreti sono stati ampiamente modificati dal Parlamento e per questo ritengo che non ci sia stata una lesione delle prerogative parlamentari”.

Il problema vero è quello dei tempi: “Il punto – ha precisato Vito – non è tanto né solo che le norme del dl entrano in vigore subito ma che il decreto legge deve essere convertito o non convertito, approvato o non approvato dalla Camere entro 60 giorni. Attualmente i tempi di approvazione sono di poco più di 50 giorni, mentre i tempi di approvazione di un disegno di legge ordinario è di circa un anno”

“Il Governo – ha detto il ministro- guarda con favore a una revisione dei regolamenti che stabilisca tempi non necessariamente brevi, ma tempi certi anche per disegni di legge, o per lo meno per quei disegni di legge segnalati prioritari dai gruppi o dal Governo. Se noi variamo una norma e non sappiamo se quella norma entra in vigore tra 3 mesi, 6 mesi, 9 mesi, o un anno, non sappiamo neppure se quella norma sarà ancora efficace o se necessiterà di ulteriori modifiche. È un problema del Parlamento stesso se non riesce a decidere in termini utili alle necessità del Paese. Ed è evidente che questo pone un limite ai poteri del Parlamento”.

Sul ricorso alla fiducia, puntualizza: “Non è vero che c’è stato un ricorso massiccio alla fiducia. Anzi è diminuito in proporzione alle leggi approvate rispetto alla scorsa legislatura. Il problema si pone alla Camera perché i decreti legge non hanno un tempo contingentato d’esame quindi a volte il Governo è costretto ricorrere alla fiducia per potere ottenere il voto finale nei tempi previsti dalla Costituzione e dai regolamenti. Però, grazie anche alla collaborazione istituzionale con le commissioni parlamentari e all’intervento del presidente Fini, il Governo sta facendo uno sforzo – che credo debba essere riconosciuto- di fare in modo che le questioni poste all’esame del Parlamento siano preventivamente poste all’esame delle commissioni parlamentari. Quando si ricorre al voto fiducia si tengono in considerazione i voti espressi nelle commissioni parlamentari, non si contraddicono quei voti e si rispetta il lavoro delle commissioni parlamentari. Chi ha esperienza delle precedenti legislature sa come veniva utilizzato il voto di fiducia, l’emendamento presentato all’ultimo momento che conteneva questioni mai esaminate prima dalle commissioni. Noi abbiamo fatto- Governo, Commissione e Parlamento- un grande sforzo in avanti. È possibile migliorare ancora la procedura legislativa, rendendo più certo il lavoro ordinario del Parlamento. Nemmeno al Governo piace la presentazione di centinaia, migliaia di emendamenti che rendono confuso il percorso legislativo. Noi preferiremmo disegni di legge specifici sulle varie materie di riforme ponderate che abbiano però un percorso parlamentare definito e certo”.

Infine, la riforma dei regolamenti: “Abbiamo due Camere che svolgono esattamente lo stesso ruolo, a differenza di altri Paesi e democrazie. Devono approvare lo stesso testo nello stesso identico modo. Abbiamo però regolamenti parlamentari che differiscono notevolmente fra Camera e Senato. Questo problema può essere risolto o con la revisione dei regolamenti parlamentari o con la riforma della Costituzione. Nell’attesa della riforma costituzionale che tocchi anche i poteri del Governo, le funzioni delle Camere e ruolo del Senato la riforma dei regolamenti parlamentari si rende necessaria”.

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