Debutta open Parlamento

di Salvatore Pezzino

parlamento-italiano.jpgA offrire i dettagli sull’attività dei nostri rappresentanti a chiunque sia interessato e a rendere più trasparente l’attività legislativa è un sito lanciato oggi: OpenParlamento.

Non c’è più bisogno di essere dei cronisti politici o di imbarcarsi in esplorazioni (sempre un po’ faticose) dei siti istituzionali per sapere cosa accade nelle aule legislative del Belpaese. Basta un clic e, in modo affidabile e chiaro, l’attività degli eletti diventa meno arcana e assume nuove forme. Ecco materializzarsi i ribelli, gli assenteisti, gli assidui ma anche gli stakanovisti, identificati sulla base di un indice dell’attività parlamentare che non tiene conto solo dei voti espressi ma anche degli atti presentati. Per la cronaca, nella contesa della solerzia, l’esito è bipartisan. Angela Napoli del Pdl primeggia tra i deputati più attivi mentre Donatella Poretti del Pd si afferma tra i senatori. Dai singoli ai gruppi, per quanto riguarda le presenze in aula a farla da padrona è la maggioranza. Alla Camera i primi 20 posti sono tutti appannaggio di Pdl e Lega. Mentre al Senato, i rappresentanti dei partiti di governo occupano 18 delle prime 20 posizioni. Un’assiduità, non mancheranno di far notare gli esperti, merito anche dei tanti voti di fiducia che costringono i parlamentari filogovernativi alla presenza.

 Ma il gioco del confronto, per quanto divertente, è solo uno degli aspetti di OpenParlamento, e forse non il più importante. Il sito offre, organizzati modo semplice, tutti gli atti realizzati dalle camere e divisi per tipologia, con tanto di aggiornamento sull’iter. Non manca poi la lista delle votazioni fino al più minuto emendamento, comprensiva di esito, risultato numerico e statistiche accessorie. I dati, come spiega Vittorio Alvino, presidente di OpenPolis, associazione che gestisce il sito, sono recuperati automaticamente e in tempo quasi reale dai siti di Camera, Senato e Governo. «Solo che su quei siti non sono sempre agevoli da reperire e sono organizzati secondo una logica istituzionale. Mentre noi li strutturiamo partendo dall’ottica del cittadino. E soprattutto stimoliamo la partecipazione». Sì perché, registrandosi su OpenParlamento, è possibile intervenire commentando, segnalando, emendando i testi in una logica partecipativa. «L’idea – spiega Alvino – è quella di un social networking adattato alla politica». Sono previsti anche servizi a pagamento, come la possibilità di monitorare alcuni argomenti specifici e di essere aggiornati sui provvedimenti in materia. «È rivolto soprattutto a professionisti o soggetti del terzo settore che non possono permettersi un ufficio in parlamento».

Iniziative come OpenParlamento si inseriscono in un filone che interessa, in modo crescente, tutto il mondo. In Gran Bretagna è attivo dal 2004 They work for you che monitora l’attività dei politici di Sua Maestà. Su scala europea è disponibile, fresco di lancio, EPVote, che osserva i rappresentanti nazionali in missione a Strasburgo. Dall’altra parte dell’oceano, inarrivabile per quantità di informazioni aggregate, si staglia Watchdog.net. Di Nancy Pelosi, speaker della Camera dei rappresentanti, ci dice per esempio, che ha presentato 1.929 disegni di legge, orientato il 52 per cento dei suoi voti a sinistra, parlato in aula 13 volte con una media di 866 parole a discorso.

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